Galilei, in due giorni persi 180mila euro
Ieri sera per una buca sulla pista lo scalo è stato chiuso un’ora
PISA. Non fatevi ingannare da quei fari bulbosi di luce, dall’istantanea romantica e malinconica della notte sfuocata e caliginosa sopra il Galilei. Quello andato in scena nei cieli di San Giusto negli ultimi tre giorni è uno spettacolo che costerà caro all’aeroporto. Decine di voli cancellati, compagnie costrette ad organizzare navette o pernottamenti per i viaggiatori beffati dal meteo, negozi rimasti all’asciutto, addetti alle rampe, operatori in pista e magazzinieri fermi soltanto fra sabato e domenica hanno fatto perdere circa 175mila euro fra fatturato e indotto.Considerato che il Galilei è rimasto sotto scacco della nebbia fino a ieri a mezzogiorno, i numeri di questa piccola emorragia economica potrebbe essere salita ancora fino a superare la soglia di 250mila euro. E se non bastasse, ieri sera,a causa di una buca che si era formata sulla testata della pista è stata decisa anche la chiusura dello scalo pisano. Per fortuna per poco tempo: poco più di un’ora. Ma alcuni voli sono stati dirottati altrove, e altri addirittura cancellati, fino a quando non sono state completate le verifiche necessarie per poter riprendere il normale funzionamento.«Fra sabato e domenica - spiegano da Toscana Aeroporti, la società di gestione del sistema aeroportuale toscano - a Pisa sono mancati 50 voli, fra quelli cancellati in partenza e quelli mai atterrati. In due giorni abbiamo perso 6.700 passeggeri» (ne atterrano in medi 13.100 al giorno). Non una cosa da poco, perché per ogni passeggero il Galilei incassa una media di 13 euro. Dunque l’effetto immediato di 2 giorni di tilt ha prodotto un deficit delle entrate di 87.100 euro. «Ma a queste perdite - dicono dalla società - vanno aggiunte le spese che dovremo sostenere per il personale rimasto in aeroporto ma senza erogare servizi e per cui le compagnie non ci pagheranno».
Per check-in, carico e scarico bagagli, operazioni di parcheggio degli aerei sulle piste le compagnie pagano quote specifiche calibrate su ogni volo, e ad ogni volo che manca all’appello corrisponderà un deficit nelle entrate. In parte vanno considerati costi anche quelli sostenuti dalle compagnie per creare alternative a terra ai viaggiatori che non sono potuti decollare e sono stati dirottati su altre città. «Tutte spese che potrebbero raddoppiare le perdite derivanti dagli incassi singoli sui passeggeri», chiariscono dal Galilei. Anzi, triplicarle se si considera che ieri l’aeroporto è rimasto bloccato fino a tarda mattinata. Ma davvero non c’è speranza di decollare e atterrare con la nebbia? No, proprio per aumentare l’operatività dell’aeroporto la grande holding della fusione fra Pisa e Firenze a marzo 2015 ha inaugurato il restyling di una delle piste, tecnicamente un sentiero di avvicinamento, un percorso luminoso costellato di lampioni dotato di strumentazioni tecnologiche all’avanguardia. Non un tracciato sui cui si possano poggiare jet e boeing ma un sistema di atterraggio strumentale fondamentale per orientare gli aerei nella fase finale di avvicinamento a terra anche in condizioni di scarsissima visibilità. Un elemento strutturale chiave costato in tutto 19 milioni di euro, pronto ma ancora di fatto inutilizzato. «L’infrastruttura farà passare la pista dalla categoria I alla categoria II», dicono da Toscana Aeroporti. E il balzo non è solo un tecnicismo. «Nel primo caso un pilota che atterra al Galilei può farlo soltanto se ha almeno 1.200 metri di visibilità lineare, nel secondo, grazie a radar e tecnologia, la discesa può avvenire anche se i banchi di nebbia concedono appena a 550 metri. Attendiamo le autorizzazioni di Enac, che richiedono un iter lungo. Ma entro la fine dell’anno dovrebbero arrivare». Da gennaio, quindi, si vola anche alla cieca? «No, per farlo bisognerebbe arrivare alla categoria III come a Malpensa. Ma i costi sarebbero superiori ai benefici: da noi la nebbia cala soltanto 3 o 4 giorni su 365».
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