Il Tirreno

Pisa

una dipendente comunale

Rapinata sul treno partito da Pisa

di Cesare Bonifazi
Rapinata sul treno partito da Pisa

Le hanno sfilato il telefonino. «La tratta in mano ai delinquenti»

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VIAREGGIO. Si era fatta tutto il viaggio di ritorno da Firenze in tranquillità, ma proprio gli ultimi chilometri hanno rovinato una bella mattinata di cultura: «Sono partita sabato mattina da Viareggio per andare a Firenze al museo del Bargello - racconta Linda Cortopassi, la viareggina derubata sabato scorso del suo telefonino mentre era in treno. Sono ancora “studentessa” all’università e abbiamo organizzato una gita. Sul treno del ritorno ho cambiato a Pisa: ho preso il treno delle 13.54, direzione La Spezia». Linda conosce bene quei binari perché li percorre tutti i giorni per andare a Pisa dove lavora in un ufficio comunale.

«Essendo sabato, il treno era abbastanza vuoto quindi ho preferito uno scompartimento un po’ più popolato - racconta Linda - Cerco di stare molto attenta nei mezzi pubblici ma evidentemente non lo sono stata abbastanza».

Quando il treno si è fermato a Torre del Lago, infatti, Linda ha tirato fuori il telefono per chiamare casa e avvertire che stava arrivando, ma non ha fatto in tempo a tirarlo fuori che le è stato sfilato di mano. Un uomo magro, alto, vestito di nero lo aveva preso al volo e se lo stava portando via. Per reazione lei ha subito stretto a sé la borsa e si è alzata a rincorrere il ladro che però è sceso velocemente dal treno.

«Non sono riuscita a vederlo in viso perché aveva il cappuccio, non posso neanche dire se fosse un uomo o una donna ma dalla mano ho notato che aveva un carnato olivastro: credo fosse un nordafricano ma non posso dirlo con estrema sicurezza».

Nel piccolo inseguimento tra un vagone e l’altro Linda non ha fatto in tempo a prenderlo perché le porte automatiche le si sono chiuse proprio davanti. Non ha potuto far altro che sedersi di nuovo al suo posto e aspettare di arrivare alla stazione di Viareggio. Nel frattempo ha cercato la capotreno per avvertire la Polfer: «Quando sono scesa sono andata subito all’ufficio della Polfer ma l’ho trovato completamente vuoto, malgrado la capotreno li avesse avvertiti - racconta Linda - sono passati almeno dieci minuti prima di vedere due poliziotti che camminavano tranquillamente sui binari: li ho notati in lontananza».

I due poliziotti però, secondo il racconto di Linda, le hanno detto che non potevano raccogliere la denuncia perché non avevano il grado sufficiente per farlo; quindi ha dovuto aggiungere un’altra tappa alla sua personale odissea ed è dovuta andare direttamente in commissariato.

«Quando ho sporto denuncia - racconta - mi hanno detto che non era la prima volta che sono accaduti episodi del genere perché tutta quella tratta è presa di mira da gruppi di ragazzi magrebini che rubano i telefonini per riutilizzarli per lo spaccio».

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