Sicurezza
“Pisa e il Mondo”: «No al referendum costituzionale»
«Non mi ritrovo tra quelli che considerano questa riforma come l’inizio di una deriva autoritaria. Eppure si tratta di una riforma che introduce elementi negativi e disfunzionali del sistema...
«Non mi ritrovo tra quelli che considerano questa riforma come l’inizio di una deriva autoritaria. Eppure si tratta di una riforma che introduce elementi negativi e disfunzionali del sistema istituzionale». E’ quanto scrive in una nota Massimiliano Bacchiet (nella foto), presidente dell’associazione Pisa e il Mondo di cui fa parte anche l’ex assessore Dario Danti.
«La riforma oggetto di referendum - scrive - è ampia e complessa. Risulta assai problematico decidere brevemente per un sì o per un no. Come potrà un cittadino consapevolmente scegliere? Se quel cittadino fosse d’accordo con la riduzione del numero dei parlamentari, ma non con la composizione del nuovo Senato; se fosse per l’abolizione del Cnel, ma contro l’indebolimento delle Regioni? Sarebbe stato giusto prevedere un frazionamento del referendum in più quesiti, relativi ciascuno a precisi emendamenti».
Secondo Bacchiet «un aspetto è forse perfino più importante della riforma stessa: come è possibile che un testo di revisione costituzionale così inadeguato quanto improvvisato, figlio della fretta, possa esser prodotto e poi sottoposto al voto referendario? Una riforma di così ampia portata, mal scritta certo, ma soprattutto divisiva sul piano sociale. Occorre ribadire che la Costituzione, come la sua riforma, deve essere una ricchezza condivisa, un patrimonio che esprime le basi comuni della convivenza civile e non il terreno di lotta per sbrigativi patti di convenienza. Il problema centrale, purtroppo ignorato da questa riforma, è la qualità delle leggi: non abbiamo bisogno di leggi veloci, ma di leggi migliori, di leggi più chiare e soprattutto di leggi che siano applicate efficacemente».
La conclusione di Bacchiet: «Forse la strada che si sarebbe dovuta imboccare è un’altra, una strada sicuramente più difficile e più lenta ma all’altezza dell’obiettivo ambizioso insito in ogni revisione costituzionale, una strada ancora più opportuna nel caso di una riforma di così ampia portata: ossia l’elezione di un’assemblea costituente capace di operare con tempi adeguati e con la giusta prudenza che la Costituzione sempre richiede. Al contrario, si è scelto un percorso (legittimo, per carità) fatto di compromessi al ribasso, di scelte frettolose e di scontri politici, con il risultato inevitabile d’aver prodotto un testo bizzarro, confuso ed incomprensibile».
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