La manifestazione
Petroni, slitta la sentenza per bancarotta
Ai domiciliari, chiederà i permessi per trattare la vendita. Arresti: lunedì l’esame del ricorso
PISA. Slitta al 23 dicembre la sentenza per Fabio Petroni, il proprietario del Pisa per il quale il pm ha chiesto una condanna a 8 anni e 4 mesi per bancarotta fraudolenta.
L’impedimento della presidente del collegio del Tribunale di Roma ha costretto ieri mattina la corte a fissare una nuova udienza per la lettura del verdetto nei confronti del patron di Terravision, società leader nei trasporti aeroportuali.
Il rinvio di circa un mese per conoscere il destino processuale dell’imprenditore, assistito dagli avvocati Cesare Placanica e Massimo Krogh, non agevola le trattative in corso per il passaggio di proprietà del club. E di questo Petroni è consapevole. Arrivati al closing tra venditore e compratore (il gruppo Corrado è in vantaggio), il proprietario del Pisa intende sedere al tavolo e negoziare in prima persona. Più per sostituire che per affiancare il figlio Lorenzo che a vent’anni si è fatto già le “ossa” nel mondo degli affari tra insulti allo stadio e su Facebook, debiti, conti da saldare, fibrillazioni, rilanci e sparizioni di acquirenti certi e presunti.
Permessi al Tribunale. Ecco perché attraverso i suoi legali al momento di stringere Petroni senior vuole essere della partita. «Chiederemo dei permessi al Tribunale per consentire al mio cliente di partecipare alle riunioni utili a risolvere l’impasse societario» spiega l’avvocato Krogh.
Revoca dei domiciliari. Sentenza a parte, Petroni è agli arresti domiciliari dal 21 luglio. Prima in clinica e poi nella sua abitazione romana, l’imprenditore attende la conclusione del processo nel quale è imputato per bancarotta fraudolenta. Lunedì è fissato al Tribunale della Libertà l’esame del ricorso per chiedere la revoca dei domiciliari. Se dovesse essere accolto, Petroni tornerà libero e non avrà bisogno di autorizzazioni per riprendere in mano le redini della società nerazzurra. In caso contrario resterà ai domiciliari in attesa della sentenza di Natale e confidando nel Tribunale per poter partecipare alle trattative per la vendita del Pisa.
Le accuse. Il processo è nato dal fallimento della Terravision Rome Airport scarl. Alla guida della società l'imprenditore romano è rimasto fino al dicembre 2007, poi sostituito da Marianna Caserta, nominata amministratrice della società cooperativa fino alla dichiarazione di fallimento del primo febbraio 2013, anch'essa accusata dello stesso reato e per cui i pm hanno chiesto 4 anni e 4 mesi. «Sin dal 2006 - recita il capo d'imputazione - Petroni e Caserta omettevano sistematicamente il versamento di somme dovute a titolo di oneri previdenziali e assistenziali, di imposte e ritenute d'acconto», fino ad accumulare un debito di 9.121.470 euro. I due, secondo l'accusa, avrebbero distratto dai conti correnti societari somme versate in favore della figlia e della moglie di Petroni.
Di diverso avviso i legali dell'imprenditore che hanno chiesto la piena assoluzione del loro assistito».
Pietro Barghigiani
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