Il Tirreno

Pisa

Renato Raimo fa da protettore alle donne in “L’amore rubato”

di Renata Viola
Renato Raimo fa da protettore alle donne in “L’amore rubato”

Oggi, in occasione della Giornata internazionale contro le violenze, esce in anteprima a Roma il nuovo film in cui l’attore pisano figura nel cast insieme a Elena Sofia Ricci e Stefania Rocca

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PISA. È un momento magico per Renato Raimo, il cinquantatreenne attore pisano presente sia al cinema che in teatro con due lavori di forte impegno civile. Per la fine di novembre uscirà nelle sale cinematografiche il film “L'amore rubato”, per la regia di Iris Braschi, prodotto da Raicinema, tratto dall'omonimo libro di Dacia Maraini. Nel cast anche Elena Sofia Ricci, Stefania Rocca, Alessandro Preziosi, Emilio Solfrizzi e Massimo Poggio.

Cinque storie di donne che si intrecciano, cinque donne molto diverse tra loro attraversate da un solo fil rouge, l'amore violento e morboso. Raimo interpreta Giulio, accanto a Elena Sofia Ricci e Massimo Poggio. «È un personaggio sicuro e protettivo, che grazie a Dio qualche volta esiste», racconta l'attore. «Sono tutte storie vere che ho elaborato, ma non volevo creare una guerra tra i sessi, non mi interessa», aggiunge la regista. Il film dura un'ora, per poter essere anche utilizzato nelle scuole. È composto appunto di cinque storie di abuso: sessuale, verbale, domestico, sul web e così via. Un collage di personaggi femminili smarriti e di figure maschili spesso negative che ha il compito di affrontare e sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento che è ancora un tabù. L’incasso sarà devoluto a favore di un’associazione chiamata “We World” che si prende cura delle donne che sono state vittime di violenza.

Ad “accompagnare” il film alla Casa del Cinema di Roma sono stati il cast al completo e la stessa Dacia Maraini, che ha detto: «Grazie a tutti per aver avuto l’idea del film. Il tema che affrontiamo è scottante, bruciante, ed è una ferita il fatto che paesi così avanzati siano attraversati da una tale quantità di violenza contro le donne. Dobbiamo fare campagne di sensibilizzazione, il mio libro nasce con questa idea. Mi sono consultata con Amnesty International, che mi ha fornito valanghe di casi. Sono fatti veri, su cui ho lavorato cambiando i nomi dei personaggi. Volevo analizzare la violenza dall’interno, capire la sua origine. Gli uomini non sono tutti carnefici e le donne non sono tutte vittime, ma laddove gli uomini identificano la loro virilità con il possesso e il possesso viene messo in discussione, allora succede il finimondo». L'anteprima del film è in programma oggi a Roma, proprio nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Qualche giorno dopo, mercoledì 30 novembre, Renato Raimo porterà in scena al teatro Puccini di Firenze “Silenzi di guerra”, lo spettacolo di cui è attore protagonista, ideatore, regista e produttore. Il lavoro teatrale, che l'artista rappresenta fin dal 2015, è stato inserito nel programma ufficiale delle celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale, ricevendo il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Due spettacoli, uno al mattino per le scolaresche e uno serale. «Porto “Silenzi di guerra” a Firenze - ha detto l'attore - proprio in occasione della Festa della Toscana. Ispirato a una storia vera, la pièce racconta il rapporto tra un padre e un figlio sullo sfondo della grande guerra. Protagonista è Franco Ferrara, un professore universitario della Facoltà di Medicina di Pisa che vede il suo unico figlio partire per il fronte da cui non farà ritorno. Una tragedia che, a cent'anni dal suo inizio, è oggetto di nuovi studi».

È un'opera che ripercorre le paure, le emozioni e i “non detto” tra un padre e un figlio; ma è anche il silenzio che precede il fragore delle esplosioni e quello immediatamente successivo, la rinuncia a tutte quelle parole che i soldati per paura o per pudore non dicono. «Quello che più mi spaventa - recita Raimo - non sono i rumori assordanti e devastanti dei bombardamenti, né le grida angoscianti di dolore dei miei compagni, ma i silenzi infiniti dell'attesa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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