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Nel ricordo di Vania il dibattito a Cisanello sui femminicidi
Iniziativa della Cgil sulle azioni preventive da intraprendere dedicata all’operatrice sanitaria bruciata viva dal suo ex
PISA. Micaela, Martina, Agnese, Aisha, Natalina. Sono solo alcune delle 108 donne e bambine morte nel 2016 in Italia per mano di mariti, fidanzati, padri, uomini violenti. Tra i loro nomi c'è anche quello di Vania Vannucchi, operatrice sanitaria dell'ospedale di Cisanello bruciata viva dall'ex compagno la scorsa estate. È in sua memoria che, martedì pomeriggio, la Cgil di Pisa ha ambientato proprio in un'aula dell'ospedale un dibattito sulle azioni preventive contro i femminicidi, nel quale hanno preso la parola psicoterapeute, assistenti sociali, membri delle forze dell'ordine e responsabili di quelle strutture che ogni giorno hanno a che fare con le vittime di violenza.
«L'anno scorso erano 136, nel 2014 più di 140», ha ricordato Silvia Dal Canto, poliziotta e delegata sindacale Silp Cgil intervenuta al dibattito. Un numero, quello delle donne uccise da uomini che non accettano di essere abbandonati, che cala, di anno in anno, solo di qualche unità, forse una decina, e che è ancora lontano dal dirsi estinguibile. Ne è convinta Daniela Lucatti, membro del consiglio direttivo della Casa della Donna di Pisa, nonché psicoterapeuta del suo centro antiviolenza, la quale ha sottolineato come il fenomeno dei femminicidi abbia registrato un picco negli ultimi vent'anni, vale a dire «da quando sempre più donne hanno acquisito coraggio e iniziato ad allontanarsi dal loro maltrattatore». La causa di questi atti efferati, retaggio di una cultura patriarcale e maschilista che continua a manifestarsi in stereotipi e pregiudizi, è chiara a tutti: molti uomini non riescono ancora a riconoscere alla propria compagna indipendenza e pari diritti. Secondo Leonardo Fagiolini, segretario generale Fp Cgil Pisa, a queste constatazioni scoraggianti si aggiunge poi «l'evidenza della trasversalità del fenomeno, che non è relegato ad una specifica sfera sociale, ma può riguardare tutti, indistintamente».
Di fronte ad un quadro a tinte fosche come quello presentato nel corso del dibattito, un faro di speranza per uscire da questa situazione, tuttavia, esiste, e a Pisa è rappresentato dall'impegno dei tanti soggetti istituzionali e comuni cittadini attivi per tentare di debellare il fenomeno dei femminicidi. Non solo a ridosso della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, che ricorre oggi, ma tutti i giorni.
«La Cgil ha deciso di promuovere questo dibattito perché rispetto, valorizzazione e libertà delle persone sono i valori fondanti del nostro sindacato - ha spiegato Daniela Fabbrini della segreteria Cgil - valori che vengono meno ogni qualvolta si manifesta la violenza. Per questo vogliamo essere parte attiva nella lotta al fenomeno, anche perché rappresentiamo lavoratori che operano costantemente sul tema».
Se la risoluzione del problema non è immediata, tanto però si può fare, secondo gli intervenuti al dibattito, per avviarne il declino. In questo senso, collaborazione e formazione sembrano essere le parole chiave. «La prima forma di prevenzione è guardarsi dentro e aiutare chi ci sta accanto a cogliere i segnali della violenza, che troppe volte vengono sottovalutati», ha suggerito Daniela Lucatti della Casa della donna.
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