Gioco
Lei lo invita a cena lui abusa delle amiche Condannato a 6 anni
Pena dura per il cantante neomelodico, la storia era nata su Facebook. L’uomo si era spacciato per massaggiatore
PISA. L'inizio è spavaldo. Felpa blu col cappuccio che fa parecchio underground, i capelli con la rasatura sul lato un po'alla El Sharaawi e un po' alla parà. Al banco degli imputati, di fronte ai giudici, con la sua verità, perché «se devo andare carcerato deve essere per le cose giuste». Lui, Salvatore De Vita detto Salvo, 31 anni, che ammette: «Sì, mi sono sottratto all'interrogatorio, era una strategia».
La fine, scomposta, il cappuccio alzato e l'uscita sopra le righe. «Quando esco ve la faccio pagare», dice il cantante neomelodico di Torre del Greco e (sedicente) «collaboratore di Mediaset» rivolgendosi al gruppo di ragazze pisane violentate tre anni fa in casa di Luisa (nome di fantasia) la fidanzata conosciuta su Facebook. Non proprio una mossa strategica per uno appena condannato a 6 anni di carcere. Perché è questa la decisione presa ieri dai giudici Luca Salutini, Paola Giovannelli e Donato D'Auria. Un verdetto che conferma per intero la richiesta del pm Paola Rizzo formulata durante la requisitoria. Una sentenza che arriva proprio alla vigilia della giornata contro la violenza sulle donne, in calendario domani.
Succede tutto la sera del 13 agosto 2013, in una piccola frazione di uno dei comuni dell'area pisana. Da qualche mese De Vita frequenta Luisa in chat. Un rapporto platonico, in cui i due si scambiano confidenze, passioni, piccoli e grandi segreti. Ma Luisa riesce a convincerlo a venire a Pisa; lo ospita per qualche giorno, ha deciso di conoscerlo davvero. Lo invita a cena. Vuole fare bella impressione, fargli capire che è circondata da amici, peraltro interessati alla musica. Quel mondo, in qualche modo, è vicino anche al suo, che fa l'attrice di teatro in un gruppo locale con cui da anni condivide anche uscite e divertimento. E a cena, oltre a lei, ci sono tre amiche e un amico. «Si è parlato di musica e poi io ho detto che stavo studiando una tecnica di massaggio legata allo yoga e ho chiesto se volevano provare. Dottoressa, guardi erano tutte consenzienti, si sono prestate», dice De Vita, il cui capolavoro musicale si intitola quasi profeticamente “Comme ce può credere a ’sti cose”.
Le testimonianze delle amiche in aula erano state drammatiche. Perché Salvo con le mani non è per niente melodico, dolce o armonioso. Anzi, ci va giù pesante.
«È stato terribile. A un certo punto la mano è scesa proprio laggiù e ha messo le dita dentro. Non sapevo cosa fare, mi sono sentita uno straccio, usata, non riuscivo a dire niente», era stato uno dei racconti. «Ma come, prima ci stanno e poi dicono che sono state stuprate, ma quando mai? E allora perché nessuna ha urlato? Sa che le dico, che una mi è saltata addosso in macchina e l’altra mi aveva fatto l’occhiolino, volevano un approccio», prova a difendersi di fronte alle domande del pm. «Io non ho obbligato nessuno, anche perché obbligare una donna sarebbe come obbligare un cane…». Sì, il neomelodico dice proprio così. In realtà la prima lo smentisce. «Io gli sarei saltata addosso? Ma se sono lesbica». «Certo, c’era la porta aperta, ma temevo per Luisa, era fragile, ne sarebbe rimasta sconvolta. E lui mi era addosso. Ho provato a scalciare, ma mi tratteneva, mi faceva paura». Riconosciuta una provvisionale di 5mila euro per le vittime. «Una sentenza dura - dice solo il legale Christian Piras - vedremo in appello».
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