Sicurezza
A sorpresa in consiglio il quesito referendario
E l’emendamento arriva dall’ex capogruppo di Forza Italia
PISA. Moschea sì, moschea no. Il dibattito si riaccende e il referendum sulla costruzione di un luogo di culto islamico a Porta a Lucca, proposto dal Comitato No Moschea e bocciato dal Comitato dei garanti, approda in consiglio comunale.
E lo fa per mano di chi si è opposto alla raccolta firme per l'indizione della consultazione popolare promossa dal suo ex partito.
Ad una settimana dalle sue dimissioni da capogruppo di Forza Italia-Pdl, Giovanni Garzella, consigliere comunale del gruppo misto con "Pisa è...", ha presentato ieri in prima commissione consiliare permanente (urbanistica) un emendamento alla variante di monitoraggio per chiedere di trasformare l'area destinata ad edifici di culto tra via del Brennero e via Chiarugi (la zona a forma triangolare acquistata dalla Comunità islamica pisana per edificare la moschea) a "destinazione di verde privato".
Garzella ha in pratica presentato a Palazzo Gambacorti il quesito referenderario proposto dal Comitato No Moschea.
La prima commissione, dopo una valutazione tecnica, sarà chiamata a discutere e votare l'emendamento. In caso di approvazione sbarcherà in consiglio comunale. In caso di voto contrario in commissione, Garzella si dice pronto a sottoporre il quesito all'assemblea cittadina e a discutere e votare l'emendamento.
E lui, l'ex militante forzista, si schiererà con il no, votando contro la sua stessa proposta, presentata per dare voce ai circa 2.700 cittadini che hanno votato per chiedere l'indizione del referendum contro la costruzione della moschea «firmando inconsapevolmente qualcosa che non si potrà fare», accusa l'ex capogruppo di Forza Italia-Pdl.
Il referendum, di tipo consultivo, non avrebbe infatti impedito la costruzione del luogo di culto. «Sono tollerante verso tutti, anche verso chi non professa la mia religione - sottolinea l'ex militante forzista, che nei mesi scorsi ha attirato anche le critiche del Comitato No Moschea per il suo mancato impegno nella campagna per la raccolta firme necessaria ad attivare il referendum -. Non posso quindi condividere questo referendum, anche perché in caso di un'ipotetica vittoria dei No Moschea, dal punto di vista amministrativo non si potrà mai trasformare l'area da culto a verde, se non esponendo l'amministrazione comunale al rischio di risarcimenti, con pesanti impatti negativi sul bilancio comunale. Non è giusto però che circa 2.700 persone non trovino soddisfazione in pareri tecnici e voti consiliari e per questo, pur non condividendo i contenuti, voglio farmi portavoce di questi cittadini». «Un atto di trasparenza», lo definisce Garzella, ma anche uno schiaffo al suo vecchio partito, che si è fatto promotore - anche attraverso esponenti nazionali - di una lunga campagna contro la costruzione della moschea e per la raccolta firme per l'indizione della consultazione popolare. «Un mese fa - conclude Garzella - ho sottoposto al partito (Forza Italia, ndr) e al gruppo consiliare la proposta di presentare l'emendamento in commissione. La maggioranza ha però bocciato l'idea».
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