Sicurezza
I danni ai campi intorno alla città
La Torre sullo sfondo di una palude effimera nello scatto di Frassi dei giorni dell’alluvione
di ANDREA LANINI
L'obiettivo di Luciano Frassi si allontana dal disastro del centro storico per raccontare la città da prospettive più defilate. La foto che vi presentiamo stamani è stata scattata nel punto in cui viale delle Cascine interseca l'Aurelia.
Campi allagati nei giorni dell'alluvione del novembre 1966. L'Arno ha esondato da poche ore: la calma che regna attorno a quest'istante congelato dall'otturatore è solo apparente; laggiù, poco oltre la palude effimera che i piedi di Frassi lambiscono, la popolazione fibrilla di sgomento.
Pisa sullo sfondo: i gioielli di piazza dei Miracoli affogati anche loro dentro una cappa plumbea in cui cielo e terra si confondono, e che nasconde alla vista il profilo dei monti pisani, del tutto smarriti nella nebbia. L'Italia intera segue con apprensione ciò che sta accadendo in Toscana: il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat lascia il Quirinale e si precipita nelle zone devastate dall'acqua.
Ne visiterà molte: foto d'epoca lo ritraggono a bordo di camionette militari le cui grandi ruote affondano nel fango.
Il luccicante edonismo anni Sessanta su cui i giovani di allora, abituati a ballare sulle note provenienti dalla Swinging London (Michelangelo Antonioni, con "Blow-Up", che esce nel '66, ne fa un ritratto allucinato quanto irripetibile), scivolano felici, si rabbuia di colpo.
Per poco, è vero: ma ciò che accade venerdì 4 novembre ha l'effetto di un interruttore che stacca la corrente.
La guerra del Vietnam sembra ancora più lontana. Si profila all'orizzonte un mesto Natale.
I fan del western all'italiana si consoleranno con un nuovo capolavoro di Sergio Leone: "Il buono, il brutto, il cattivo", che uscirà nelle sale a dicembre. I ragazzi delle giovani band locali - di solito pettinati e vestiti come i Beatles, che proprio in questi giorni si riuniscono negli studi di Abbey Road per registrare "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" - pensano già ai concerti estivi, per non darla vinta all'inverno che, non ancora iniziato, sembra già infinito. L'estate di Marina. Come non sognarla, in questi momenti devastati dalla melma del fiume?
Gabriele d'Annunzio, che a Marina di Pisa visse, ne idealizzò le belle stagioni in famosi versi poi raccolti nelle "Laudi". "Marina di Pisa, quando folgora il solleone! Le lodolette cantan su le pratora di san Rossore e le cicale cantano su i platani d'Arno a tenzone".
E anche: "Bocca di donna mai mi fu di tanta soavità nell'amorosa via (se non la tua, se non la tua, presente) come la bocca pallida e silente del fiumicel che nasce in Falterona. Qual donna s'abbandona (se non tu, se non tu) sì dolcemente come questa placata ttorrentìa. Ella non canta, e pur fluisce quasi melodìa all'amarezza".
Ma il fiume "dalla bella foce / che oggi ha il color del miele" sta preparando un altro brutto tiro, ai pisani. La città se ne accorgerà tra poco: il 13 novembre, giorno in cui crolla ponte Solferino, mentre il lungarno Pacinotti già mostra le crepe che ne determineranno il cedimento a breve.
Dei bagni a Bocca d'Arno scrive (nel '96, nella sua introduzione al volume r. ealizzato dalla Cassa di Risparmio di Pisa in occasione del trentennale dell'alluvione) anche lo studioso e critico d'arte pisano Enzo Carli: "L'Arno, prima che venisse inquinato e puzzasse come una fogna (ma mi dicono che ora le sue condizioni sono molto migliorate) era anche utilizzato per economiche bagnature, e ricordo che l'acqua era così limpida e pura che in mezzo ad esso, d'estate, alle Piagge, venivano montate certe baracchette dette bagnetti, frequentate per lo più da gente del posto. E anch'io, da giovane, ho fatto molti bagni in Arno, specialmente alla foce (Bocca d'Arno), dove il fiume visto dal pelo dell'acqua sembra ancora più largo. Là, dove già prevale il salmastro, giungevano alle mie labbra di nuotatore lenti fiotti d'acqua dolcissima recanti sentori di resine e di pini".
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