Il Tirreno

Pisa

Prestito al 40% di interessi in due condannati per usura

Prestito al 40% di interessi in due condannati per usura

Tre anni di pena per un commercialista e quattro per un consulente aziendale Assolto l’ex presidente del Forcoli, che resta indagato per abusivismo finanziario

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PISA. Sì, quei 98mila euro di finanziamento per cui i creditori chiesero poi interessi facendoli lievitare fino a 140mila erano il prezzo dell’usura. Anche se a compierla non furono tutti quelli finiti sotto accusa. Per questo per due degli imputati è arrivata la condanna, per il terzo l’assoluzione. A strozzare un imprenditore pisano che aveva cercato una linea di credito per tentare fortuna col fotovoltaico in Puglia non fu il brocker dell’operazione, ma furono il suo commercialista e il consulente d’azienda che dovevano garantire l’operazione, e cioè Stefano Giarri, 57 anni, nato a Torino ma residente a Pisa con studi in città e a Ghezzano, e Riccardo Dal Canto, 52 anni, anche lui pisano ma residente in provincia di Cuneo. Il primo ieri è stato condannato a 3 anni di reclusione e al pagamento di una multa di 9mila euro, al secondo sono stati inflitti 4 anni di pena e una multa da 15mila euro. Assolto perché il fatto non sussiste, invece, Walter Tommasi, imprenditore di 60 anni ed ex presidente del Forcoli calcio, residente a Castelvecchio di Compito (Capannori), ancora accusato di abusivismo finanziario in un altro filone, per cui sono stati sequestrati 30 milioni di euro. Per la giuria presieduta da Pietro Murano, in questo caso il suo ruolo è stato quello di un semplice consulente finanziario, nulla di più. Confermata quasi tutta la tesi accusatoria del pm Giancarlo Dominijanni. Tutto scaturisce dall’operazione “Flower”. Indagando sulla bancarotta di una società, Guardia di Finanza e procura scoprono un traffico di denaro transitato dalla stessa società, in bancarotta, su società estere, in Svizzera e in Inghilterra. I tre vengono arrestati due volte a inizio 2012 e sui loro conti trovati patrimoni milionari sospetti perché troppo alti rispetto ai redditi dichiarati, finiti sotto sequestro. Con il primo ordine di arresto viene contestato il riciclaggio, il secondo filone si apre appunto per usura, e nasce da una perquisizione sul pc di uno degli imputati. Lì - ha sempre sostenuto l’accusa - ci sono già quasi tutte le tracce documentali per dimostrare l’usura ai danni dell’imprenditore pisano, difeso dall’avvocato Miacaela Bosi Picchiotti. Altre poi arrivano con il controllo su conti correnti, agende, bonifici, assegni. Il prestito da 98mia euro all’imprenditore locale è per rilevare la Foenergy e investire sulle energie alternative a Lecce. L’affare non va in porto, ma nell’arco di sei mesi la vittima avrebbe dovuto restituire 140mila euro, con un ricarico quasi del 40%. Giarri e Dal Canto, che fanno da mediatori, poi trovano altri 30mila euro da un medico pisano chiedendone in sei mesi 35mila. Secondo Giulia Padovani, legale di Giarri, né l’usura né l’accordo si sarebbero consumati, perché i due non hanno mai incassato gli interessi. «Per questo promuoverò appello - dice - ma attendiamo le motivazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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