La manifestazione
Ferrante confessa: contro la riforma
«Offensive le caricature, non mi sento parte di un’accozzaglia»
PISA. Un piccolo “strappo” in giunta è consumato. L’assessore comunale alla cultura Andrea Ferrante ha sciolto la riserva e ha deciso per il fronte anti-renziano. Alla prossima consultazione referendaria voterà No.
«Credo - afferma Ferrante - che chi è politicamente impegnato debba dire come la pensa, in occasioni come questa. Per questo voglio chiarire la mia, sofferta, posizione. Ritengo questa proposta di riforma inadeguata e sbagliata fin dalla sua concezione. Credo che modifichi in peggio la Costituzione e che non risolva i problemi centrali che voleva affrontare. Il bicameralismo non viene realmente superato, mentre si rende meno leggibile e forse più farraginoso il processo legislativo (acute e secondo me corrette le osservazioni di Tremonti sul rischio che il Senato diventi davvero organo di blocco). I risparmi generati (non un grande argomento, specialmente se richiamati con toni ultra-populisti) sono totalmente irrilevanti se confrontati con quelli ottenibili semplicemente riducendo le indennità con legge ordinaria. Sul federalismo si torna frettolosamente indietro buttando il bambino con l’acqua sporca. Se vi pare poco».
L’assessore crede poi che dal momento in cui la riforma ha preso il marchio della sola maggioranza si sia entrati in un’ulteriore criticità. «Sappiamo tutti che se vincerà il Sì avrà comunque una maggioranza risicata. Siamo sicuri che giovi al Paese vivere un passaggio così divisivo e adottare una Carta in cui tanti potrebbero non più riconoscersi pienamente? Ma la ragione decisiva della mia contrarietà sta nella contemporanea adozione dell’Italicum. Una legge elettorale pessima, che mortifica l’autonomia del Parlamento dall’esecutivo e limita la sovranità del popolo nella scelta dei suoi rappresentanti. E che può consegnarci al Grillo, al Salvini o al Trump di turno in nome di una governabilità mal concepita. Eppure, proprio per questo, ho sperato che la dialettica interna al Pd potesse produrre almeno una revisione della legge. Ho apprezzato il tentativo di Cuperlo, che ritengo persona generosa, e ho sperato che producesse un buon accordo. Avrei accettato, per rispettarlo con disciplina, anche di votare una riforma che non condivido. Ma quanto ottenuto è vago e non affidabile».
Ferrante aggiunge comunque che non è un dovere di Renzi dimettersi. «Penso anzi che il Pd abbia il dovere di guidare questo o un nuovo governo che porti a termine la legislatura e sono convinto che Mattarella agirà in questa direzione, se vincesse il No. Per questo giudico ancora più sbagliato aver drammatizzato la campagna referendaria e alzato i toni. E considero offensivo aver fatto la caricatura della posizione di tanti che meriterebbero maggiore rispetto. Io non mi sento parte di nessuna accozzaglia, perché non sto facendo alleanze di governo, ma valutando una proposta di riforma. Sto sostenendo le mie ragioni insieme a tanti elettori di sinistra e alla stragrande maggioranza degli esperti di diritto costituzionale, tanto per dirne una, che non sono affatto dei rincoglioniti».
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