Attenzione
L’affitto è troppo caro, la Motorizzazione chiude
Nei giorni scorsi un ispettore da Roma ha incontrato i dipendenti
PISA. Purtroppo la peggiore delle ipotesi sta per avverarsi: la motorizzazione civile di Pisa chiuderà i battenti. Alla base della decisione ci sarebbero gli elevati costi per la gestione.
Questo è quello che è trapelato dall'incontro di venerdì scorso tra i dirigenti della motorizzazione civile e il direttore generale territoriale per il centro Italia del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Marco Pittaluga.
In una fase in cui la politica punta più ai tagli della spesa che ai servizi ai cittadini; la decisione di chiudere la Mctc di Pisa appare, purtroppo, la più logica delle conseguenze. La scelta - pare - sia stata fatta non dal Ministero dei Trasporti, ma dall'Agenzia del Demanio che si è limita ad attuare la "spending revew" 2015; inutile termine inglese per definire il taglio della spesa pubblica. L'imperativo per lo Stato è quello di dismettere gli spazi per i quali si paga un affitto; visto che per il capannone della Mctc di Pisa si pagano annualmente circa 118.000 euro di affitto, si è optato per la chiusura.
Indubbiamente un declassamento per tutta la provincia, la sua classe dirigente e tutti i cittadini che, per tutti i servizi (revisioni e collaudi dei veicoli, esami e rinnovi delle patenti, trasferimenti di proprietà e immatricolazioni dei veicoli), dovranno "migrare" alle motorizzazioni di Lucca e Livorno.
A rimetterci saranno i comuni cittadini; in particolare le fasce più deboli, gli anziani e gli sprovvisti di patente, che dalle zone più remote della provincia dovranno arrivare fino a Lucca o Livorno.
I paradossi in questa vicenda comunque non mancano; se molte delle motorizzazioni in fase di "smantellamento" sono piccole o piccolissime, questo non vale per la motorizzazione di Pisa: seconda in Toscana per bacino d'utenza. L'amarezza dei dipendenti è doppia, visto che la decisione è maturata nella totale indifferenza della classe politica toscana e pisana.
I dipendenti della motorizzazione di Pisa si erano mossi in più direzioni per scongiurare la chiusura: sia contattando sindacati e politici, sia cercando un capannone più economico, magari di proprietà pubblica, da destinarsi a nuova sede.
Alla fine è stata trovata anche una possibile nuova sede, ma per concretizzare il trasferimento servirebbe l'intervento dell'amministrazione comunale.
Le possibilità di sopravvivenza della struttura sono ridotte al lumicino e solo un intervento politico "forte" potrebbe ribaltare la situazione.
Risulta alquanto paradossale che in una fase della politica nazionale "toscanocentrica"; ( il presidente del consiglio e il viceministro ai trasporti sono toscani), la motorizzazione di Pisa stia chiudendo nell'indifferenza della classe politica regionale.
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