Il dolore
Ex brigadiere e poliziotto sotto processo per truffa
Sono accusati di aver preso soldi promettendo auto di lusso senza consegnarle. Le parti civili sostengono di aver versato 50mila euro per due Audi mai viste
PISA. Un ex carabiniere uscito di recente dall'Arma e un poliziotto ancora in servizio, ma trasferito fuori regione. Divisi dall'appartenenza a diverse forze dell'ordine, i due amici sono uniti dalla condizione di imputati per truffa in concorso. Uno, Pietro Fileccia, 56 anni, residente a Torre del Lago, uscito dall'Arma con il grado di brigadiere dei carabinieri del Setaf a Camp Darby, è già sotto processo con l'accusa di aver raggirato almeno quindici persone dal luglio 2011 al febbraio 2014 per un ammontare di oltre 420mila euro. L'altro, Guido Chiama, 49 anni, origine sarde e residenza a Viareggio, da tempo lavora ad Alessandria dopo aver prestato servizio al commissariato viareggino. Sono due gli episodi contestati all'ex militare e al poliziotto per una presunta truffa riferita alla proposta di acquisto di due Audi del valore complessivo di circa 50mila euro. Soldi che, secondo le querele delle parti civili, sono stati versati ai due imputati senza, però, ricevere le vetture per le quali era stato concordato l'affare, sempre anticipato dalla promessa di un forte sconto. Le due persone che si sono ritenute raggirate vivono a Pisa (l'avvocato è Rubina Colombini) e a Querceta e per ragioni di lavoro o conoscenza, grazie anche al passaparola, erano entrate in contatto con Fileccia e Chiama.
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L'ex carabiniere - assistito dall'avvocato Enzo Frediani - si era fatto un nome nell'ambiente di Camp Darby e tra i colleghi, anche di altre forze di polizia, per la capacità di trovare a prezzi scontati orologi delle marche più prestigiose, iPhone, tablet, elettrodomestici vari. I primi acquisti erano andati a buon fine e la voce che il brigadiere fosse la persona giusta per fare affari aveva cominciato a circolare anche fuori provincia, soprattutto tra i colleghi dell'Arma. Al punto che anche le "merce" trattata era salita di livello per quantità e valore. Quando l'ex militare ha iniziato a trattare auto di lusso il meccanismo si è inceppato. Con il risultato di lasciare i potenziali acquirenti di Audi, Bmw e Porsche con assegni e bonifici firmati in attesa di una consegna mai avvenuta. Il processo aperto davanti al giudice Luca Salutini ripete il copione che su scala più ampia è il nucleo dell'inchiesta per la quale si è aperto il dibattimento a ottobre. A Fileccia e Chiama viene contestato di essersi intascati 50mila euro promettendo l'arrivo di due Audi a prezzi ribassati rispetto a quelli correnti sul mercato ordinario. Un accordo disatteso che ha fatto scattare le querele dopo i mancati rimborsi. Sentenza prevista a febbraio.
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