Sicurezza
Quando la solidarietà ebbe il sopravvento su ogni sentimento
Durante i giorni dell’alluvione del 1966 tra i commercianti che avevano perso tutto si formarono amicizie e solidi legami
di ANDREA LANINI
Le decorazioni marmoree del catino della Torre pendente, uno dei monumenti più fotografati al mondo, sono allagate da una poltiglia di fango e nafta. L'esondazione del 4 novembre 1966 non ha risparmiato la bella Piazza dei Miracoli.
Dove, nelle ore dell'alluvione, si cammina con l'acqua dell'Arno che arriva alle ginocchia. In centro, i negozi sono allagati. Molte attività commerciali non si riprenderanno dal colpo. In città, come in gran parte della provincia, il disastro è di proporzioni catastrofiche.
In Corso Italia, in Borgo, sui lungarni, i fondi vengono in gran parte invasi dalla furia distruttiva del fiume. All'epoca, direttore dell'Associazione commercianti della provincia di Pisa era Alessandro Carrozza.
Nei suoi ricordi, raccolti da Fabio Demi per "Il Tirreno", alle ombre della desolazione del centro cittadino deturpato dal fango e dai detriti si affianca la luce di una «solidarietà che ebbe il sopravvento su tutti gli altri sentimento. Conservo gelosamente una cartolina che mi è stata inviata da una commerciante che, dopo avermi trovato sulla porta del suo negozio il 6 novembre del '66, mi abbracciò e pianse sulla mia spalla, avendo perso in una notte tutto quello che aveva. Io non feci niente se non piangere con lei. Sarebbe bello se i commercianti nelle generazioni future la forza d'animo e il coraggio di quelle ore».
Dopo la grande paura, la voglia di rimettersi in piedi, e la volontà di mettere in sicurezza, una volta per tutte, l'Arno. Questi i principali obiettivi di un'intera città, di un intero territorio, come raccontano gli autori di "Diluvio sul Pian di Pisa", la documentazione che la Camera di Commercio pisana pubblicò a un anno dai fatti.
"Appena dileguatesi le ombre si è cercato, come sappiamo, di trovare le prime difficili strade della rinascita e di risolvere i primi e più urgenti problemi per la sopravvivenza. È pur vero che in questo fosco quadro - che riproponeva, per molti aspetti, le dolorose immagini della guerra - si sono elevati a conforto di tanti disagi e sofferenze la luce e il calore della solidarietà umana; è pur vero che non sono mancate quelle provvidenze pubbliche che hanno risollevato situazione e dato respiro alla speranza: tuttavia il ricordo è ancora troppo vivo e dolorosamente vicino e dovunque s'invocano quelle misure, efficaci e definitive, che possano prevenire queste calamità o almeno limitarne le conseguenze". La città, il suo fiume.
A quelle parole di mezzo secolo fa fanno eco oggi le considerazioni del sindaco di Pisa Marco Filippeschi: «Recuperare il rapporto della città con l'Arno, rotto ieri dall'inquinamento e dal rischio-alluvioni: è l'impegno che prendiamo nell'anniversario, è l'obiettivo che abbiamo perseguito e sui cui dobbiamo continuare a insistere con coerenza. Il prossimo anno ci saranno avanzamenti sulla navigabilità dell'Arno, ci stiamo lavorando insieme alla Regione. Puntiamo a recuperare la fruibilità del fiume e delle golene, la seconda Biennale di architettura pisana sarà tutta dedicata al rapporto della città con il suo fiume. Ne verranno nuovi. progetti e accelerazioni. Per quanto riguarda la riduzione del rischio di alluvioni, sono iniziati i lavori di potenziamento del canale Scolmatore, curati dalla Regione e svolti dall'azienda Sales, che ha vinto la gara per 15 milioni di lavori. Con i dragaggi daremo maggiore capacità al presidio idraulico più importante in caso di emergenza Arno. Sono in corso le bonifiche belliche e i tecnici ci dicono che entro la fine dell'anno sarà avviata la realizzazione del primo pennello della foce armata». «A distanza di cinquant'anni - ha detto il vicesindaco di Pisa Paolo Ghezzi durante le celebrazioni in ricordo dell'alluvione - diventa più che importante ricordare quanto accaduto nella nostra città nel corso di un'alluvione che viene associata, più facilmente, alle sventure del bacino di monte. Pisa venne sfigurata e per sempre trasformata. Il ricordo di quei fatti è importante soprattutto per le giovani generazioni, a cui è fondamentale offrire spunti di ragionamento anche sulla sicurezza attuale del fiume e del suo valore sociale, economico e ambientale».
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