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Referendum, l'azienda chiede ai dipendenti di formare comitati per il Sì

di Mario Neri
La lettera inviata ai dipendenti e l'ingresso della Td Group di Migliarino (Pisa)
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La lettera inviata ai dipendenti e l'ingresso della Td Group di Migliarino (Pisa)

La Td Group di Migliarino (Pisa) ha inviato una lettera ai 300 lavoratori invitandoli ad impegnarsi a favore della riforma. Loro: «Sennò ci licenzia?». Il patròn: «Non scherziamo, nessun obbligo»

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PISA. Nell’oggetto, la sua creatura, «Il mio Sì». A pié di pagina i link al sito internet e al profilo Facebook ideati per dare manforte alla campagna del Pd renziano. Perfino il logo richiama quello di “Basta un sì”. Poi un foglio A4 per chiedere ai dipendenti di stare al «suo fianco». E non solo votare al referendum ma anche di organizzarsi per far passare la riforma, tenere in piedi il governo.

Del resto Valterio Castelli, presidente della Td Group, non ne ha mai fatto mistero, non è la prima volta che “scende” in politica. A metà ottobre, oltre a rendere pubblica la sua posizione, però, l’ha anche condivisa con i 300 lavoratori dello stabilimento di Migliarino inviando loro una lettera-appello. E così nell’azienda specializzata in tecnologia e informatica quel messaggio è diventato un caso. Con alcuni dipendenti che si chiedono cosa potrebbe succedere alle loro carriere se non dovessero aderire. Perché dopo aver spiegato le ragioni del «suo Sì», Castelli chiarisce lo scopo del messaggio: «L’obiettivo del progetto - scrive - è quello di formare il maggior numero di comitati “Sì per un’Italia in salute - Il mio sì per lo sviluppo”, in relazione al bacino di stakeholeder che il nostro sistema di relazioni personali può sviluppare». Castelli non ci gira intorno: in gioco ci sono i rapporti con portatori di interesse e le loro influenze.

In epoca pre-crisi, la società con sedi anche a Palermo, Roma e Cosenza, fatturava oltre 40 milioni. Nel 2011, consorziandosi con altre aziende, ha vinto un appalto da 38 milioni per costruire un datacenter della Regione. Adesso le cose vanno un po’ meno bene. Usufruisce di ammortizzatori sociali da tre anni ed è finita nell'inchiesta della procura di Arezzo per i fidi milionari emessi da amministratori di Banca Etruria che hanno ricoperto anche il ruolo di consulenti economici per l’azienda. Per la Td Group, poi, fino al 2008 ha lavorato Donato Mazzeo, fratello di Antonio Mazzeo, oggi consigliere regionale e vicesegretario dei Dem toscani che nel 2015 l’ha visitata esaltandola come un’eccellenza dell’Ict sul territorio. «È noto come la politica giunga a decisioni in tempi biblici, creando non poche difficoltà operative a chi, come noi, è chiamato ogni giorno a competere col mercato - scrive Castelli - Indipendentemente dallo schieramento, ritengo che molti contenuti della riforma costituzionale possano contribuire allo sviluppo di scenari più favorevoli». Dunque, «capirai meglio, a questo punto - aggiunge in chiusura - il significato di questa lettera, che si sostanzia con l’invito, a te rivolto, di costituire e far costituire uno o più comitati».

Apriti cielo. «Ci vuole contare, se non lo facciamo ci licenzia?», chiedono alcuni dipendenti che si sono rivolti al Tirreno mostrando la mail e il file pdf inviati dall’ufficio del personale il 14 ottobre. Ma Castelli rassicura: «Assurdo pensare che voglia obbligare i dipendenti. Ho solo espresso il mio pensiero. Se qualcuno è preoccupato, si tranquillizzi, nessuno verrà licenziato perché non aderisce. Tant’è che finora l’hanno fatto solo 10 su 300. Cosa dovrei fare, licenziare il restante 95%? E non scherziamo sugli appalti. Qualcuno pensa che se vincesse il No e cambiasse il governo non ne riceveremmo più? Follia. Gli appalti ce li abbiamo perché facciamo gare pubbliche, e le vinciamo e le perdiamo nel rispetto delle regole, mica perché beneficiamo di privilegi! Dopodiché credo di avere il diritto di esprimere la mia opinione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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