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Pisa

«Innocenza evidente già nelle carte»

«Innocenza evidente già nelle carte»

L’avvocato Cavani spiega la scelta del rito alternativo: «Il dibattimento non avrebbe portato approfondimenti di rilievo»

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PISA. «L’abbreviato non è certo un’ammissione di colpa. Anzi. Proprio perché siamo certi che quello che emerge dalle indagini non può essere sufficiente per una condanna, abbiamo deciso di farci giudicare nel merito evitando il dibattimento in aula che, a nostro avviso, non avrebbe portato alcun elemento in più».

Prima una dichiarazione volante nel piazzale interno al Tribunale, circondato da una selva di microfoni e telecamere. Poi una nota in cui vengono chiariti alcuni aspetti della breve udienza davanti al gup, Elsa Iadaresta.

L’avvocato Roberto Cavani, che con il collega Saverio Sergiampietri assiste Antonio Logli, puntualizza quattro aspetti su assenza del cliente e scelta processuale.

Scrivono gli avvocati che «Antonio Logli non si è presentato all'odierna udienza su esplicita indicazione dei suoi legali in quanto, nella previsione della difesa, trattavasi di mera udienza tecnica per la quale non era necessaria la sua presenza».

Riguardo al rito abbreviato Cavani e Sergiampietri chiariscono che è una decisione «attentamente ponderata e valutata rappresentando ad Antonio Logli ogni possibile sviluppo della vicenda giudiziaria ed è stata dallo stesso condivisa. La scelta era una delle possibili opzioni difensive valutate sin dalla definizione del procedimento, introdotto con i ricorsi della Procura di Pisa e di quella Generale di Firenze e delle parti civili costituite davanti alla Cassazione».

La natura del rito - valutazione sulla base degli atti, niente testimoni, a porte chiuse - per gli avvocati non è una mossa difensiva per limitare i danni. E neanche per evitare la Corte d’Assise con 6 giudici popolari, magari poco inclini sopportare l’antipatia dell’imputato.

La difesa sa bene che l'annullamento del non luogo a procedere era dovuto anche e soprattutto a uno sconfinamento procedurale del giudice al quale «era richiesto di pronunciarsi non sulla responsabilità dell'imputato, ma sulla sufficienza, sul piano processuale, del compendio descritto probatorio a legittimare il rinvio a giudizio» aveva scritto la Suprema Corte.

Vista dalla parte dei legali dell’elettricista della Geste, la sentenza di proscioglimento del 2015 altro non era che un verdetto di merito, come se Logli avesse chiesto di essere giudicato in abbreviato. Ecco perché «il rito non equivale ad assunzione di responsabilità alcuna, ma è stata determinata dalla convinzione che le risultanze delle indagini istruttorie e difensive siano tali da permettere una compiuta decisione nel merito della vicenda senza necessità di approfondimento dibattimentale».

Tradotto: Logli è innocente e per dimostrarlo è sufficiente giudicarlo sulle carte portate dalla Procura.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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