Il Tirreno

Pisa

Quei cinque ragazzi sfidarono l’Arno come indiani Seminole

di ANDREA LANINI
Quei cinque ragazzi sfidarono l’Arno come indiani Seminole

La testimonianza di Giacomo Bernini, cantante e musicista «Dovevamo suonare a Fucecchio, non ci arrivammo mai»

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di ANDREA LANINI

La graziosa, minuscola utilitaria bianca plana con grazia di motoscafo lungo via Andrea Pisano. Sullo sfondo, il dipartimento di Ingegneria, il cui primo preside fu l'illustre matematico e senatore del Regno Ulisse Dini, e la cui facciata, in questo bello scatto di Luciano Frassi, ancora si riflette nel "lago" provocato dall'alluvione del 4 novembre 1966. Sono passate diverse ore dall'esondazione, ma Pisa è ancora punteggiata da vasti specchi liquidi che le donano stranianti effetti di città lagunare. Nella terribile nottata del "venerdì nero", altri mezzi a quattro ruote avevano sfidato, nei concitati momenti che vedevano la piena dell'Arno al suo culmine, la prepotenza dell'acqua limacciosa. Tra questi, l'eroico furgoncino dei "Seminole", band pisana che, a pochi mesi dalla sua formazione (nacque nel '64), per schiere di ragazzi della provincia (ma non solo) era già oggetto di culto. Giovani e agguerriti: proprio come gli indiani Seminole, tribù da cui il complesso formato da Alberto Senesi e Giacomo Bernini (voce e chitarra), Luigi Antonelli (chitarra solista), Luciano Niccolai (basso; di lì a breve sarà sostituito da Franco Vichi), Loris Lugnani (batteria) aveva mutuato il nome.

E la scritta "Seminole", così gioiosamente anni Sessanta, compariva anche sulle fiancate del pulmino azzurro su cui i "fab five" si spostavano per i concerti. Una formazione di carattere: sul palco come anche sulla strada. Lo dimostrò quella notte: sfidando, a modo suo, l'Arno, scavalcandone la furia grazie al ponte della Cittadella, mezzo affogato nei flutti ma ben saldo sui suoi piloni. «Una scena spaventosa, l'acqua era al filo della campata - racconta Giacomo Bernini, che quella volta era al volante - Ma, dopo aver girato per ore e ore in attesa di capire cosa fare, si voleva tornare a casa. E attraversammo il ponte, diretti verso la zona dell'aeroporto, dove si abitava tutti. Lì l'esondazione non arrivò».

Non grazia di motoscafo, quella volta, ma tenacia di corazzata: immaginate questo furgoncino da figli dei fiori che, all'altezza della Cittadella, saetta da una parte all'altra dell'Arno ancora esondante in più punti; questo sì che sarebbe stato un grande soggetto per l'obiettivo di Luciano Frassi. «Il 4 novembre del '66 - ricorda Bernini - il nostro impresario ci aveva fissato una serata a Ponte a Cappiano, vicino Fucecchio. Dovevamo andare a suonare lì. Ma la mattina ci telefonarono: non venite, qui l'Arno sta andando di fuori, è pericoloso. Fu una giornata indiavolata per molti gruppi musicali dell'epoca: band che dovevano arrivare da fuori per suonare in Toscana non si mossero. Una di queste, un gruppo di Bologna, doveva suonare in provincia di Lucca, a Lunata, nella la famosa Sala Pacini, ma dette forfait. Il nostro impresario mise noi al loro posto. Mentre l'Arno tracimava a Pisa, noi eravamo sul palco, davanti ai microfoni e con gli strumenti in mano. Avevamo già suonato il pomeriggio, facemmo il bis la sera - c'erano due live a orario continuato, con l'intermezzo della cena. Finito il concerto, chiamai a casa per sapere com'. erano messe le cose in città. Mi rispose la mia povera mamma: mi disse non state a tornare, non ce la fate a attraversare il fiume, qui è un disastro, il centro è alluvionato. Avevamo il furgone dei Seminole pieno di amici che dovevano tornare con noi a Pisa. Invece nulla, si passò la nottata così, in giro. A vent'anni non ti scoraggi certo per questo». I Seminole rientrarono alla base a tarda notte. «Affrontammo il ponte della Cittadella, che, ci dissero, era il più sicuro. Sì, uno spettacolo davvero impressionante: l'acqua lambiva l'asfalto. Fu una mossa probabilmente azzardata, ma si decise di attraversare il fiume e raggiungere la zona dell'aeroporto. Si stava tutti da quelle parti, San Marco, San Giusto. Che, per fortuna, rimasero all'asciutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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