Proteste
Caso Ericsson, protesta a Montecitorio
PISA. Al governo chiedono di fare pressioni sulla società; all’azienda di ascoltare le rivendicazioni dei lavoratori e le soluzioni individuate dai sindacati. Nel giorno dello sciopero nazionale dei...
PISA. Al governo chiedono di fare pressioni sulla società; all’azienda di ascoltare le rivendicazioni dei lavoratori e le soluzioni individuate dai sindacati. Nel giorno dello sciopero nazionale dei dipendenti Ericsson, i lavoratori pisani della multinazionale svedese si sono riuniti in presidio sotto Palazzo Montecitorio a Roma, insieme ai colleghi provenienti dagli altri stabilimenti italiani del colosso delle telecomunicazioni, per contestare «l’assenza della società e la poca chiarezza sul piano dei trasferimenti». Dopo aver iniziato a concretizzare il piano di esuberi (circa 380 in tutta Italia) elaborato lo scorso giugno (undici dipendenti pisani sono già usciti dall’azienda), la società non ha ancora comunicato alcuna intenzione sui trasferimenti prospettati (trenta lavoratori impiegati nella sede di Pisa dovrebbero essere trasferiti a Genova).
«Abbiamo individuato dei meccanismi che permettono di evitare i trasferimenti e mantenere i lavoratori a Pisa - spiegano i sindacati -, ma la società non risponde alle richieste di incontro, né alle soluzioni prospettate. Per questo chiediamo l’intervento del governo». Durante il presidio, i dipendenti Ericsson hanno incontrato anche i parlamentari pisani.
«Abbiamo chiesto un incontro con i rappresentanti della Ericsson per capire se ci sono soluzioni alternative ai trasferimenti», aveva detto alcuni giorni fa l’assessore al lavoro Giuseppe Forte rispondendo in consiglio comunale ad un question time di Simonetta Ghezzani (Si) per chiedere al sindaco e alla giunta «se l’amministrazione abbia ripreso i contatti con l’azienda» con l’obiettivo di cercare una soluzione ed evitare il trasferimento a Genova di trenta dipendenti impiegati nella sede di Pisa. Che l’azienda ha prospettato lo scorso giugno, insieme a nove licenziamenti nell’ambito di un piano nazionale di ridimensionamento che prevede 385 esuberi. L’azienda ha raggiunto un accordo per la fuoriuscita di undici lavoratori dallo stabilimento attivo nell’area delle ricerche di San Cataldo, ma non ha ancora comunicato alcuna intenzione sui trasferimenti».
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