Sicurezza
Trovato morto nella ex cava il giovane sparito
Fatale la caduta da una ventina di metri Tra le ipotesi l’incidente o il gesto volontario
VECCHIANO. Nettuno, cane molecolare, li ha guidati verso l’obiettivo con la certezza del suo fiuto. Il resto lo hanno fatto gli essere umani quando si sono imbattuti in un corpo con i segni di chi è esposto all’aperto da giorni. Lo hanno trovato poco prima delle dieci. La scena temuta, eppure sempre rimossa, si è materializzata verso le 11,30: il cadavere rinvenuto nell’ex cava Cei era quello di Luca Baroni, 25 anni scomparso lunedì dalla sua casa di Avane. Una caduta da almeno venti metri ha cancellato ogni speranza per i familiari di ritrovarlo in vita. Fine delle ricerche. Ora inizia un nuovo fronte, quello della ricostruzione dei fatti che hanno avuto come ultima pagina la morte dello studente universitario iscritto al corso di laurea in scienze infermieristiche.
L’autopsia. Stamani il medico legale Chiara Toni, presente nel corso del sopralluogo, effettuerà l’autopsia per circoscrivere cause e periodo del decesso. L’ha disposta il sostituto procuratore, Lydia Pagnini. Le condizioni del corpo già ieri mattina hanno offerto una prima ipotesi. Luca potrebbe essere deceduto il giorno stesso della sua scomparsa che per gli investigatori - altri elementi contrari non ce ne sono - va classificata come un allontanamento volontario.
Il ritrovamento. È stato Nettuno, cane razza Bloodhound, dell’unità cinofila dei carabinieri di Firenze a portare le squadre alla scoperta del cadavere. I carabinieri hanno seguito la testimonianza di un passante che aveva visto Luca uscire dalla sua auto, vicino alla chiesa di Avane, e dirigersi verso l’ex cava. Dalle 7,30 di ieri i vigili del fuoco, anche con i cani, volontari della Pubblica Assistenza, della Misericordia e del soccorso fluviale hanno iniziato una battuta che poco prima delle 10 si è fermata nell’ex cava di sabbia.
Il corpo. Addosso lo studente aveva ancora i documenti e il cellulare. Si spiega così la “presenza” del giovane quando il segnale per un giorno è stato agganciato alla cella che lo collocava in zona Avane. Quella cava dismessa, accessibile dall’alto e dalla provinciale in località Casapieri, lui la conosceva. Può esserci andato in un momento di sconforto ed essere scivolato o, ipotesi non scartata, aver deciso di lasciarsi cadere nel vuoto. Non sono stati trovati messaggi o lettere rivolte ai familiari né nella sua Panda. Altre volte lo studente si era assentato, ma poi era tornato. Inquietudini periodiche affrontatore e, all’epoca, superate.
Le cause. Il primo scrupolo dei carabinieri - sul posto il capitano Cristina Spina, i militari di Vecchiano e del nucleo operativo e radiomobile - è stato quello di accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone. È stato chiarito che Luca era da solo.
«Voglio vedere mio figlio». I genitori e il fratello, sono corsi nell’ex cava. Al loro fianco il sindaco Massimiliano Angori. «Voglio vederlo, lasciatemi vedere mio figlio» ha insistito il padre, Stefano Baroni con i carabinieri che volevano evitare a lui e agli altri familiari un ulteriore supplizio. Lo hanno visto, a distanza. Si sono abbracciati. Uniti da un dolore indicibile.
Pietro Barghigiani
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