Sicurezza
Pratiche presentate con firme e timbri di un altro collega
Geometra alla sbarra: con un altro imputato deve rispondere anche di truffa ed esercizio abusivo della professione
PISA. Pratiche vere con timbro fasullo. Quello di un collega ignaro dell’uso che l’amico, poi diventato ex, faceva del suo nome nell’istruire fascicoli di privati cittadini da presentare nei Comuni di Pisa e San Giuliano Terme.
Ma c’è anche la truffa e l’esercizio abusivo della professione nei capi d’accusa a carico di due geometri, uno all’epoca dei fatti cancellato dall’albo e l’altro diplomato, ma senza aver ottenuto l’abilitazione.
Sono le ipotesi della Procura che, con una citazione diretta a giudizio, ha mandato sotto processo per truffa ed esercizio abusivo della professione Roberto Gamba, 63 anni, e Fabrizio Palazzi, 70 anni, al quale contestano anche la falsità in scrittura privata.
Dopo la costituzione delle parti, il giudice Anna Fabbricatore ha rinviato l’udienza al marzo 2017 per l’inizio del dibattimento con i testimoni da sentire.
Uno dei tanti sarà il presidente dell’Ordine provinciale dei geometri per chiarire la posizione dei due rispetto all’iscrizione all’albo.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Roberto De Robertis (per Palazzi) e Ilaria Fiori (per Gamba). Tra le parti civili una risiede a Cascina.
Il processo servirà a chiarire se i due nel 2011 - periodo preso in esame - avevano oppure o i titoli per svolgere la professione di geometri. Per l’accusa no. La loro era un’attività parallela e sommersa a scapito dei clienti.
Palazzi in particolare deve rispondere di almeno sette pratiche curate da lui, con relativo incasso di notule e acconti, ma sulle quali compariva il nome di un collega inconsapevole.
Quando si è accorto dell’escamotage impalcato dall’allora amico la sua rabbia si è tradotta in una querela.
L’uso e la falsificazione della firma sugli atti poi protocollati nei Comuni di Pisa e San Giuliano ha riguardato sette pratiche.
Fascicoli sui quali era stampata la firma del geometra iscritto all’albo, ma all’oscuro, secondo l’accusa, dell’iter avviato dal collega.
Quando poi clienti e uffici urbanistici hanno iniziato a chiedere conto o integrazioni sull’andamento delle posizioni, il geometra “autentico” è stato preso alla sprovvista. E si è rivolto alla Procura.
C’è poi l’episodio della truffa - a carico di entrambi gli imputati - nei confronti di una signora di Cascina.
Li aveva incaricati di curarle una pratica al Genio Civile versando un acconto di mille euro. Ma, per l’accusa, non avendo titoli per ricevere il mandato i due avrebbero dovuto rifiutare anziché accettare.
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