Sicurezza
Morto nel cantiere: a processo architetto e impresario edile
PISA. La morte nel cantiere diventa un processo per omicidio colposo. Un reato contestato in concorso ai due imputati per il decesso di Alessandro Galli, l’artigiano di 47 anni che la mattina del 6...
PISA. La morte nel cantiere diventa un processo per omicidio colposo. Un reato contestato in concorso ai due imputati per il decesso di Alessandro Galli, l’artigiano di 47 anni che la mattina del 6 dicembre 2013 morì dopo una caduta dal solaio di un casale in ristrutturazione a Latignano.
È la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la contestazione mossa dalla Procura all’imprenditore edile Davide Morucci, 43 anni, di Peccioli e alla responsabile della sicurezza del cantiere, Barbara Tonissi, 46 anni, di Pontedera. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giovanni Frullano e Riccardo Ghilli, mentre la famiglia di Galli si è costituita parte civile con il legale Silvia Morelli. Nel corso della prima udienza non si è andati oltre la costituzione delle parti e il giudice Pietro Murano ha rinviato per il dibattimento all’ottobre 2017.
Sposato e padre di due bimbi, Galli, residente a Peccioli, era sul cantiere come lavoratore autonomo. Un muratore chiamato dall’amico e collega Morucci per sistemare la casa colonica in via Rotina nella campagna di Latignano. Un incarico usuale per l’artigiano che in quella occasione non era stato cercato dalla proprietà del casale per i lavori di ristrutturazione, ma dal titolare della ditta individuale, Morucci che gli aveva affidato alcune opere in una sorta di subappalto.
Nessun testimone assistette alla caduta dal solaio. Fu Morucci, poco dopo le 9 di quel venerdì di dicembre, a vedere in terra il corpo esanime di Galli con gravissime ferite alla testa. E fu lui a dare l’allarme chiamando il 118. Era immobile l’artigiano stramazzato al suolo dopo un volo di almeno un paio di metri. Un impatto che di lì a qualche minuto si rivelò mortale. Galli arrivò in condizioni disperate al pronto soccorso di Cisanello e i medici non fecero in tempo neanche a tentare un intervento chirurgico che il cuore del muratore smise di battere. Le lesioni distribuite tra testa e collo furono letali.
È dalla ricognizione sull’episodio effettuata dai carabinieri e, soprattutto, dai tecnici della medicina del lavoro dell’Asl che la Procura ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del piccolo impresario edile e della professionista incaricata della sicurezza. Al centro del procedimento ci sarà il confronto tra accusa e difesa sulla regolarità del cantiere sotto il profilo delle norme sui luoghi di lavoro e gli eventuali accorgimenti fatti adottare da Galli per tutelare la propria incolumità all’interno del casale.(p.b.)
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