Sicurezza
Don Bosco, presidio sanitario incompiuto
Il Garante per i diritti dei detenuti fa altre segnalazioni di degrado nel carcere pisano: «Quel manufatto? È un ecomostro»
PISA. Continua la nostra indagine sulla casa circondariale Don Bosco, supportata dalle dichiarazioni ed azioni del Garante per i diritti dei detenuti Alberto di Martino. Ci sono problematiche attinenti ai detenuti tossicodipendenti, alla struttura sanitaria in costruzione definita come un vero ecomostro dallo stesso Garante, la mancanza di video sorveglianza e poi le cause intentate dai detenuti per il sovraffollamento.
Tossicodipendenti. In base ai parametri dell'amministrazione sono 32 i tossicodipendenti in esecuzione di pena. La quantificazione dei tossicodipendenti è tuttavia oggetto di discussione, per la non condivisione di taluni parametri di valutazione dello stato di tossicodipendenza; su ciò è stato effettuato un confronto fra direzione, il garante pisano e quello regionale. Di Martino che insegna alla Scuola Sant'Anna, non usa mezze parole. «I tossicodipendenti in carecere non ci devono stare. Stop. Purtroppo, il tessuto socio sanitario non è ancora pronto ad allestire una rete assistenziale ottimale».
La videosorveglianza. È insufficiente. Mancano le telecamere. «Una presenza più "muscolosa" delle telecamere aiuterebbe sia la polizia penitenziaria che gli stessi detenuti che potrebbero godere più liberamente, ma sorvegliati, delle loro ore in comune e fuori dalle celle».
Sovraffollamento. Il Don Bosco può contenere massimo 226 detenuti; la cifra è salita a 277. Per ciò, sono state presentate 75 istanze ex art. 35ter, cioè la norma sui «rimedi risarcitori conseguenti alla violazione dell'art. 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nei confronti di soggetti detenuti o internati. «Si tenga conto che le istanze non si riferiscono soltanto a situazioni riscontrate a Pisa, ma anche ad altre carceri nelle quali il detenuto è stato ristretto in passato», dice il garante.
L'ecomostro destinato a presidio sanitario. «È una situazione non altrimenti definibile che come scandalosa - dichiara il garante - quella dell'area di cantiere sulla quale era stato edificato un manufatto destinato al nuovo Centro diagnostico terapeutico, e rimasto incompleto per fallimento dell'impresa incaricata dell'esecuzione dell'appalto». Attualmente, il manufatto è in stato di totale abbandono con conseguente visibile degrado anche dell'area su cui esso insiste. Recentemente, l'intollerabilità della situazione è emersa in occasione di un sopralluogo che ha evidenziato un fondo acquitrinoso, incontrollata crescita della vegetazione, miasmi che ammorbano l'aria respirata dal prospiciente reparto penale. Sull'area sono rimasti fra l'altro «innumerevoli materiali di risulta accumulati dai lavori rimasti incompiuti". Stando al resoconto del garante, la situazione era tale che la stessa direzione segnalò che in assenza di provvedimenti urgenti «si vedrà quanto prima costretta ad incidere sulla disponibilità delle camere più direttamente interessate dalla criticità» e cioè, in soldoni, ad evacuare almeno in parte il reparto penale col trasferimento dei detenuti in altri istituti.
Carlo Venturini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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