Il Tirreno

Pisa

DANNO ERARIALE

Respinto il ricorso: resta la condanna del dirigente comunale

Pietro Barghigiani

Per la Corte dei conti dovrà risarcire Palazzo Gambacorti nella vicenda dei gettoni di presenza

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PISA. Resta la condanna a risarcire il Comune per il dirigente che nel giugno 2005 firmò un parere favorevole alla delibera con cui i consiglieri comunali passarono dal gettone di presenza all'indennità mensile. Un atto poi sconfessato dalla Corte dei conti che contestò a 14 consiglieri comunali della legislatura 2003-2008, all'ex sindaco Paolo Fontanelli, all'ex presidente del consiglio comunale e due dirigenti comunali un danno erariale di 319.641 euro. Claudio Sassetti, dirigente del settore finanze, dovrà versare al suo datore di lavoro 17.651 euro.

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La sezione del secondo grado di giudizio della magistratura contabile ha respinto il ricorso di Sassetti, reo di aver «espresso parere di regolarità contabile in ordine alla deliberazione consiliare n. 34/2005 del 9 giugno 2005 avente ad oggetto la determinazione del gettone di presenza e l'indennità di funzione dei consiglieri comunali». Inutile la sottolineatura, inserita nel ricorso, da parte del dirigente di «segnalare al proprio ente l'uso improprio del parere emesso, dopo l'avvenuta ricezione dell'invito a dedurre». Nella sentenza che il dirigente chiedeva di annullare si afferma che « Sassetti non può non essere ritenuto responsabile dell'accaduto e, comunque, degli effetti della delibera per la quale ha supinamente accettato l'allegazione del proprio avviso ad un atto a cui non era destinato». Aggiungono i giudici di secondo grado nel respingere il ricorso: «Non senza, prima, aver ritenuto che costituisce un fatto gravissimo da un punto di vista dell'iter amministrativo aver prestato sostanziale acquiescenza - con la mancata contestazione o segnalazione di un episodio gravissimo quale l'aver visto l'allegazione di un proprio parere ad un atto cui non era destinato - ad una illegittimità che avrebbe dovuto, quantomeno, segnalare internamente o anche in altra sede esterna, senza attendere le contestazioni dell'organo inquirente». Se, come sostiene il dirigente, in Comune utilizzarono il suo parere a beneficio di un atto per il quale non era stato pensato, Sassetti avrebbe dovuto protestare prima con Palazzo Gambacorti e non attendere l'azione della Corte dei conti. Farlo dopo la sentenza di condanna non serve.

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