Il Tirreno

Pisa

Liti, ripicche e l’sos DiBa: «Ora la resa dei conti»

di Mario Neri
Liti, ripicche e l’sos DiBa: «Ora la resa dei conti»

Lunedì nel Meetup voto di fiducia. Ma la bocconiana rischia l’isolamento: contro di lei anche Nogarin

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PISA. Come sempre, strappò applausi, selfie a raffica, autografi, le signore pentastellate poi andarono in visibilio. Chi se l’aspettava Alessandro Di Battista sulle scale del palazzo di piazza dell’Arcivescovado, in via Santa Maria, due passi dalla Torre, ad arringare la folla e dire che sì, era arrivata l’ora del Movimento anche a Pisa. Dunque «tenete duro e siate uniti». Eh, una parola, in quel clima da faida fra casate. Eppure il colonnello grillino che di lì a pochi mesi avrebbe scritto i suoi diari della motocicletta girando in scooter l’italia per dire No alla riforma di Renzi e Boschi ad aprile era arrivato per questo: ricucire. Sos DiBa.

«A Pisa è venuto perché l’avevamo chiamato noi, gli inviammo una mail spiegandogli tutto, le divergenze, le fratture, l’impossibilità di trovare una sintesi», rivela un attivista. Perché il terremoto si è scatenato ieri, «ma nella base abbiamo sentito la scossa mesi fa».

La prima crepa si è aperta ad aprile appunto. E non su uno dei pilastri etici grillini. O almeno, non per tutti. I fratelli a 5 Stelle sono diventati coltelli a suon di discutere della sede di via Coccapani, con gli attivisti del Meetup storico capitanato da Valeria Antoni e Gianfranco Mannini tutti d’accordo per farne (anche) la base di un gruppo di giovani russe e dei loro corsi di inglese per stranieri e richiedenti asilo e quelli del gruppo guidato da Elisabetta Zuccaro contrari, convinti che il M5S non potesse favorire una onlus del privato sociale. A maggioranza, ha vinto la linea dei primi. Po c’è stato un altro scontro. «Undici consiglieri di quartiere su 14 si dimisero, sostenendo che i Cpt fossero contenitori vuoti, inutili orpelli di finta partecipazione voluti dal Pd. Io ne ho preso atto e ho chiesto di ritirare le nomine», dice Zuccaro. Ma anche lì è finita in minoranza.

Erano i primi tuoni nel cielo pentastellato. La tempesta è arrivata ieri. Da tempo però è palese la realtà di un Movimento a due velocità, anzi a due anime. Due del resto sono i meetup, e duplice la leadership e la rete di alleanze. Da una parte Antoni, dall’altra Zuccaro, da una parte i fedelissimi di Filippo Nogarin, dall’altra i suoi avversari. Due donne, due visioni agli antipodi: la prima, laureata in Beni culturali a Pisa, da sempre è in "trincea" su movida, sicurezza, degrado, marginalità sociale ed è l’espressione dell’ortodossia più populista del messaggio grillino, convinta di dover incanalare e raccogliere i “Vaffa” delle periferie, degli artigiani senza più botteghe, dell’antipolitica, anche rinunciando all’ineluttabilità della Rete per la scelta di un candidato all’altezza di sfidare i renziani e la SinistraDem per il dopo-Filippeschi.

Zuccaro è invece la bocconiana di Asti che nel sogno stellato ha intravisto l’alternativa al tafazzismo della sinistra, e finora è rimasta in disparte sui temi di “basso profilo” ma molto battagliera su fronti tradizionali per il M5S, come le politiche ambientali, i rifiuti, le fidejussioni. «I bilanci, lo studio delle carte, le cose complesse toccano sempre a me, loro fanno i banchini, spazzano piazza dei Cavalieri dalle bottiglie e sono apposto, la bandiera dell’integrità etica dei 5 Stelle in consiglio invece devo tenerla alta io. Se va avanti così sciupiamo un’occasione», si è lamentata. Fra i fedelissimi annovera Alessandro Amato, ricercatore del Sant’Anna e vicepresidente dell’azienda dei trasporti Ctt nord a cui il sindaco di Livorno però proprio un anno fa ha chiesto le dimissioni. Difficile dunque che Nogarin spenda buone parole con il direttorio per lei. «Dai parlamentari non arriva mai sul territorio un ordine dall’alto - precisa il deputato fiorentino Alfonso Bonafede - Se poi nelle riunioni regionali ci chiedono un parere, non ci sottraiamo». «Siamo diversi dai vecchi partiti - dice la consigliera regionale Irene Galletti - le divergenze e le divisioni emergono, sono trasparenti ma sono un’occasione per crescere. Lunedì sera ci sarà una riunione e troveremo una sintesi, i due meetup possono essere complementari».

In realtà quella di lunedì è attesa come una resa dei conti. In via Coccapani si vota la fiducia (o la sfiducia) sui consiglieri. Lì gli attivisti si conteranno sul campo. La frattura potrebbe rientrare oppure farsi insanabile. Sempre che in sede torni la luce. «La Zuccaro ce l’ha staccata, il contratto con Enel ce lo aveva lei, l’ha rescisso». Insomma, siamo ai ferri corti. Come una coppia a un passo dal divorzio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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