Attenzione
La “birra calda” arriva in Cassazione
Ricorso della Procura contro il dissequestro delle bottiglie deciso dal Tribunale
PISA. Incassa e reagisce con un ricorso in Cassazione la Procura che non accetta il pronunciamento del Tribunale del Riesame con il quale sono state dissequestrate centinaia di bevande alcoliche tenute nei frigoriferi da due minimarket.
Un provvedimento, quello del Riesame, basato sull’assenza della contingibilità e urgenza dell’ordinanza del Comune e sull’eccesso di regolamentazione dell’atto. Ordinanza conosciuta con la sintesi della “birra calda” perché proibisce di tenere le bottiglie al fresco. Un escamotage per dissuadere l’acquisto della birra a temperatura ambiente. La Procura si rivolge, quindi, alla Suprema Corte per chiedere l’annullamento del dissequestro disposto dal secondo collegio (presidente estensore Salutini, a latere D’Auria e Fabbricatore) a favore di un minimarket in piazza delle Vettovaglie. Identico esito è stato ottenuto anche per l’altro minimarket della piazza, entrambi assistiti dall’avvocato Tiziano Checcoli. Ieri mattina si è svolta un’altra udienza - stavolta davanti al primo collegio (presidente Murano, a latere Mirani e Poggi) per chiedere il dissequestro di 446 bevande alcoliche di un minimarket in piazza Garibaldi tutelato dall’avvocato Giuseppe Cutellè. Il Tribunale si è riservato. «Nel caso di specie l'ordinanza del sindaco di Pisa appare rivolta non ad uno o più destinatari determinati - scrive il dottor Salutini nella seconda sentenza di dissequestro - ma ad una generalità di soggetti individuali in relazione al tipo di attività economica svolta e alla localizzazione dei loro esercizi commerciali, e risulta finalizzata non già alla soluzione di un problema contingibile e urgente, ma alla regolamentazione di un fenomeno noto, diffuso e prevedibile quale quello rappresentato dalla facilità di procacciamento di bevande alcoliche da parte dei frequentatori del centro storico cittadino. Trattasi dunque di un provvedimento di natura sostanzialmente normativa, come tale estraneo al raggio di tutela assicurato dall'art. 650 del codice penale». (p.b.)
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