Il Tirreno

Pisa

COLLINA SGRETOLATA

Casa distrutta dalla frana: «Quei 5 vanno processati»

Pietro Barghigiani
La casa distrutta dalla frana (Muzzi)
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La casa distrutta dalla frana (Muzzi)

Accusa di non aver realizzato, né fatto eseguire, i lavori di messa in sicurezza. Imputati proprietario dell'area, comandante dei vigili e tre dirigenti comunali

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SAN GIULIANO TERME. C'era un'ordinanza che imponeva la messa in sicurezza di un'area già protagonista di un paio di smottamenti. In via Fattori a Ripafratta la terra non aveva tremato. Di sicuro, però, aveva fatto capire che non se ne starebbe stata buona per tanto tempo. Faceva paura anche quel traliccio di Terna poi rimosso a danno ormai compiuto. Era la sera del 17 dicembre 2014 quando un costone della collinetta si staccò andando a travolgere una casa dove in quel momento erano in cucina cinque persone. Se non era per il cane Tex, sentinella salvavita nell'abbaiare in modo innaturale pochi istanti prima che la massa di terra sventrasse l'abitazione, la cronaca di uno smottamento avrebbe virato dritta nella tragedia. Di quelle che la sintesi giornalistica avrebbe ribattezzato come molto più che annunciata. A distanza di quasi due anni dall'episodio, la Procura (pm Giancarlo Dominijanni) ha chiesto il processo per cinque persone.

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L'accusa è di aver provocato la frana (pene da 5 a 12 anni). Davanti al gup, Giulio Cesare Cipolletta sono finiti il proprietario dell'area franata, Francesco Alessi, residente nella via; il comandante della polizia municipale, Grazia Angiolini; l'allora segretario generale, Fabrizio Petruzzi, 50 anni, ora con lo stesso incarico al Comune di Viareggio; l'architetto Davide Bani e l'ingegner Moreno Ceccotti, 60 anni, di Pisa, al tempo dirigenti degli uffici responsabili dell'istruttoria per sistemare la collina conosciuta per la sua precarietà. L'udienza è stata aggiornata a marzo per esaminare la consulenza del professionista nominato dal pm sull'effettiva esistenza del nesso causale tra mancati lavori e smottamento. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giulio Venturi, Francesco Virgone, Salvatore Salidu, Stefano Del Corso. La famiglia Grassotti, proprietaria della villetta disintegrata, marito moglie e due figlie, con il fidanzato di una delle due giovani si è costituita parte civile con l'avvocato Florenzo Storelli. La contestazione mossa ad Alessi è quella di non aver adempiuto all'ordinanza che gli prescriveva la messa in sicurezza dell'area che già nel marzo 2013 e nello stesso mese del 2014 aveva esposto tutta la sua pericolosa vulnerabilità. Al fronte comunale, nei vari livelli, viene invece addebitata la mancata sostituzione del privato nella realizzazione delle opere.

L'ipotesi processuale è che con l'ordinanza era stato imposto un lavoro di sistemazione in assenza del quale avrebbe dovuto essere il Comune a subentrare all'inadempiente. Dopo le frane del marzo 2013 e 2014 Alessi aveva ingaggiato geologo e ingegnere per predisporre un intervento che era anche stato assegnato a una ditta. Avrebbe dovuto iniziare i lavori il 15 dicembre 2014. Il 9 dicembre fu anche eseguito un sopralluogo dal quale emerse la presenza di fessure nel terreno, in alto sul bordo della collina. Situazione segnalata al Comune che rispose di essere in attesa del parere della Soprintendenza, la quale sostenne di averlo inviato all'ente il 4 dicembre. Se quella frana poteva essere evitata e se ci sono responsabilità nella tragedia mancata è il tema in discussione davanti al giudice delle udienze preliminari.

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