Finanza
Corruzione, a processo l’ex assessore
Rinviato a giudizio Marco Betti. L’accusa: finanziò l’azienda pisana Delca in cambio dell’assunzione del figlio
PISA. E pensare che prima che esplodesse il caos Marco Betti accusò la Provincia di Massa di «assumere posizioni sconcertanti». Se c'era un modo per risparmiare e rendere più efficiente la gestione dei rifiuti per i cittadini apuani, disse da esponente di Sel, non era certo quello di «tenere in piedi un’azienda privata concorrente». Parlava della Costa di Albiano, ditta ligure con cui si stava contrattando un accordo per farle trasportare 5mila tonnellate di rifiuti in discarica a Peccioli.
Il Savonarola anti-privati. Uno spreco di denaro pubblico, si sollevò indignato l’ex assessore regionale all’Ambiente, il “rosso” savonaroliano che picconava il pubblico accusandolo di essere di manica troppo larga con il capitale. Era il marzo 2011, e il sequestro dell'impianto di bricchettaggio di Cermec e della pisana Delca mai entrato in funzione sarebbe arrivato solo due mesi dopo, gli avvisi di garanzia addirittura a dicembre. Per questo Betti deve aver vissuto come una sorta di nemesi la decisione del gup Elsa Iadaresta, che ieri lo ha rinviato a giudizio con l'accusa di essersi attivato per alimentare un interesse privatissimo, la scalata professionale del figlio nella spa di Vicopisano facendole ottenere dalla Regione più fondi europei di quanti in realtà ne meritasse.
L’ultimo uomo dell’affair. Il massese Betti è il diciottesimo nome dell’inchiesta aperta cinque anni fa dal massese Rossella Soffio a finire a processo. Con lui, accusati a vario titolo di corruzione, abuso d'ufficio, truffa ai danni dell’Ue, associazione a delinquere, evasione, false fatturazioni, ci sono finiti politici e imprenditori. Fra questi l’ex assessore provinciale di Pisa Valter Picchi, l’ex consigliere provinciale massese Ezio Ronchieri, ex An, vicinissimo all'ex ministro Altero Matteoli, poi l’allora presidente del consiglio comunale di Massa Marco Andreani, poi Roberto Vaira, presidente e dopo direttore di Cermec, Luciano Bertoneri, ex presidente di Cermec, e infine Domenico Del Carlo, legale rappresentante di Delca, l’uomo chiave di quello che gli inquirenti ritengono un sistema di malagestione del ciclo dei rifiuti alimentato soprattutto attraverso false fatture e costi gonfiati. Per tutti il dibattimento in aula è cominciato due anni fa a Massa, mentre la posizione di Betti e dell’ingegnere Carlo Grassi, all’epoca consulente di Delca, è stata stralciata e trasferita. I reati si sarebbero consumati, appunto, a Vicopisano, e quindi la competenza è del tribunale di Pisa. La posizione di Grassi, accusato di falso, è stata ulteriormente stralciata, dato che le accuse contro di lui saranno prescritte.
I due filoni. L’indagine si è sdoppiata richiedendo un doppio binario investigativo, da una parte seguito dai carabinieri del Noe, dall’altra dalla Guardia di Finanza. Nel mirino i vertici di ErreErre, la società pubblica-privata che nel 2008 avviò la costruzione dell’impianto di bricchettaggio a Massa, costituita da Cermec, il socio pubblico, per il 51%, e da Delca, la parte privata con il 49%. Secondo il primo ramo d’accusa, la spa pisana fatturava a Cermec trasporti di rifiuti e altri servizi in realtà mai svolti. Ma il filone principale si è concentrato sulla truffa all’Ue. Attraverso una rete di complicità e favori, ErreErre sarebbe riuscita a gonfiare i costi dell’impianto emettendo false fatture fino a far lievitare l’investimento a 24 milioni dai 16 iniziali.
Facilitatore, per il figlio. E a fare da facilitatore, a dare il via libera a finanziamenti regionali, avrebbe contribuito proprio Betti. Uscendo dall’aula l’ex assessore regionale, difeso dal legale Franco Perfetti, si è limitato a un «no comment». Secondo l’accusa, grazie al suo ruolo di responsabile dell’Ambiente in Regione, avrebbe ottenuto il via libera alle risorse per ErreErre e dunque Delca, per assicurare al figlio la scalata professionale all’interno della spa pisana. «Sono basito, amareggiato, non capisco per quale ragione mi chiamino in causa in una vicenda in cui non ho mai avuto alcun ruolo», dichiarò a caldo nel dicembre 2011. In realtà, con l’azienda di Vicopisano avrebbe contrattato l’assunzione del figlio. Un’accusa che, in aula a febbraio, la difesa proverà a smontare dimostrando che era già in forze ad ErreErre un anno prima del suo arrivo a Massa.
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