Proteste
SAN FRANCESCO
Un tempo lo chiamavano "Fuori Porta", il bel quartiere di San Francesco, e infatti si trovava all'esterno della cerchia muraria più antica della città. Fu nel 1860 che assunse il nome attuale,...
Un tempo lo chiamavano "Fuori Porta", il bel quartiere di San Francesco, e infatti si trovava all'esterno della cerchia muraria più antica della città. Fu nel 1860 che assunse il nome attuale, derivandolo dalla grande chiesa che ne rappresenta il centro ideale.
Nella sera di venerdì 4 novembre 1966, via San Francesco è completamente allagata dall'acqua dell'Arno. La piena raggiunge i 6.35 metri sopra lo zero idrometrico. Le auto parcheggiate lungo la strada vengono spazzate via dalla piena. A lungo, nel centro della città, si vedranno carcasse di automobili che la furia dell'acqua di colpo rottama. Tristi relitti protagonisti di molte foto che Luciano Frassi e gli altri reporter accorsi ad immortalare le varie fasi del disastro provocato dall'Arno scattano nei minuti, nelle ore, nei giorni successivi alle 20 di venerdì 4 novembre, il momento in cui le spallette dell'Arno perdono la propria battaglia con la corrente. Voluminose familiari e macchine sportive, piccole utilitarie e lussuose vetture dalle lucide cromature, auto nuove e auto vecchie: per l'acqua che dirompe dagli argini non fa alcuna differenza. Gioca con loro come una palla da bowling gioca coi birilli che deve colpire e radere al suolo.
È così a Pontedera, dove l'impatto dell'acqua del fiume Era, dopo la rottura dell'argine all'altezza della "Montagnola", mette in moto un triste corteo di mezzi di trasporto che prendono a fluttuare, carambolare, capovolgersi lungo le vie e le piazze, cozzando nei muri, abbattendo pali della luce e della segnaletica stradale, piegando tralicci e semafori, imprigionandosi nei giganteschi grumi che la corrente compattava con la complicità di un'infinita, variegata poltiglia fatta di sporcizia e detriti.
È così anche a Pisa, dove, tuttavia, la situazione resta sempre sotto controllo. Poi, a partire da sabato 5, l'acqua inizia a calare. Ma per Pisa "la miracolata" (nessun morto, nessun ferito: solo danni materiali. A Firenze, che di vittime ne avrà a decine, va molto peggio) non è ancora finita. Dieci giorni dopo, "con fragore", si legge sulle pagine del "Diluvio sul pian di Pisa", crollava l'antico Ponte a Mare, edificato nel 1331 sotto la signoria di Bonifacio della Gherardesca. Fu dopo quella disastrosa piena che, nel 1870, si iniziò a progettare un nuovo ponte sull'Arno: in omaggio agli eventi risorgimentali, lo si chiamò Solferino: lo stesso nome della piazza che lo fronteggiava».
Mettere in sicurezza l'Arno. È un imperativo-mantra che nasce in quei giorni di terrore. Mai più una tragedia simile: questo l'obiettivo a cui in tanti, a più riprese, lavoreranno. Il governatore Enrico Rossi, nel 2015, dichiara: «Per mettere in sicurezza il bacino dell'Arno la Regione sta lavorando a una serie di interventi strutturali, a monte e a valle di Firenze. Accanto a questi interventi, indispensabili per poter davvero alzare il livello di sicurezza e ridurre sensibilmente il rischio, abbiamo deciso anche di dotarci di un nuovo sistema per fronteggiare l'emergenza e mettere in sicurezza la città di Firenze nel caso, che speriamo non si verifichi mai, di un alluvione tipo quello avvenuto nel 1966».
Gli interventi fatti o in corso: le opere fatte o in cantiere Rossi le elenca una per una. «La settimana scorsa - ricorda - abbiamo inaugurato a San Miniato il bacino di Roffia, mentre è in corso l'appalto per lo scolmatore, per altri 15 milioni. Ancora a valle di Firenze Rossi ha ricordato gli interventi a Empoli, le casse di espansione di Fibbiana per cui si sono da poco aggiudicati i lavori, quelle di Querciola, sull'Ombrone pistoiese e la gara in corso per il bacino dei Renai a Lastra a Signa. A monte, gli interventi più rilevanti già avviati sono le casse di espansione di Figline, dove i lavori sono già partiti e l'avvio della progettazione da parte di Enel per l'innalzamento della di diga di Levane. La "battaglia" contro i pericoli dell'Arno continua anche in tempo di pace.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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