Il dolore
Piscina abusiva, i rivenditori passano da testi a indagati
Aperto il processo per la vasca “apparsa” tra San Zeno e le mura. Il Comune non si costituisce parte civile
PISA. Sono stati inviati a presentarsi con un avvocato i due rivenditori della piscina installata tra San Zeno e le mura, citati come testi del pubblico ministero e destinati a comparire in aula da indagati, nel processo a carico di tre persone accusate di abuso edilizio in zona vincolata, invasione di terreno e violazione dei sigilli.
Lo ha deciso il giudice Raffaella Poggi sulla base della memoria presentata dai legali degli imputati: Barbara Bedini, 62 anni, difeso dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria e i figli Riccardo Libero Secondo Bedini, 26 anni e Margherita Secondo Bedini, 24, assistiti dall’avvocato Rubina Colombini.
Il Comune, che aveva presentato un esposto in Procura nell’estate 2015 dopo la scoperta del manufatto ritenuto abusivo, non si è costituito parte civile. L’opera (una vasca di 4 metri per 10) è stata rimossa nel maggio scorso dalla proprietà. Il giudice ha sentito ieri i primi sei testi dell’accusa, rappresentata in aula dal pm onorario, Silvia Saviozzi che ha chiesto di far deporre anche gli imputati. Richiesta non avanzata dalla difesa. Sulla contestazione dei sigilli violati, le difese hanno prodotto otto querele contro ignoti per accessi abusivi nella piscina. Estranei che si erano presentati anche di notte e che poi si erano fotografati mettendo le immagini sui social.
Da una parte la Procura contesta agli imputati la realizzazione di una piscina in assenza di permessi e in una zona vincolata dalla Soprintendenza.
Di contro la proprietà ha sempre sostenuto che non c’è mai stato sbancamento di terreno. E proprio l’area sarà oggetto di un ulteriore confronto sull’effettiva proprietà. In un primo tempo il Comune pensava fosse sua, poi il catasto Leopoldino l’assegnerebbe ai privati. Prossima udienza a marzo per sentire altri della Procura.(p.b.)
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