Toscana
Un compleanno speciale: immobile e sdraiato da due anni, torna a sedersi grazie ai medici pisani
Costretto a letto in seguito ad un infortunio sul lavoro Alì, 26 anni, ritrova il sorriso dopo un intervento a Cisanello
PISA. Pochi giorni fa Alì Sucì ha spento 26 candeline e come regalo ha avuto la possibilità di sedersi finalmente sulla sedia a rotelle dopo ben due anni trascorsi sempre sdraiato in un letto d’ospedale. «Oggi, è un grande giorno per me - afferma Alì -, perché sono riuscito a sedermi nuovamente dopo quasi due anni. Pensate cosa vuol dire stare giorno e notte in un letto, vedere sempre le solite pareti e non poter mai varcare la soglia di questa camera».
Alì è ricoverato nella clinica ortopedica dell’ospedale di Cisanello dal settembre di quest’anno dove, il giorno 22, il direttore della clinica, il dottor Michele Lisanti, l’ha operato all’anca per rimuovere una grossa calcificazione che gli impediva di sedersi. Ma Alì Sucì, fino al 6 novembre del 2011, era un ragazzo come tanti, pieno di sogni e di speranze per il futuro, che si sono infranti insieme alla sua schiena, quando ha perso l’equilibrio mentre si trovava su una scala appoggiata ad un albero di olivo ed è caduto rovinosamente a terra.
Alì era arrivato clandestinamente un anno prima dell’incidente con un rimorchiatore dall’Albania ed era approdato a Bari. Nella sua città natale, Burrel, nel nord-est dell’Albania, aveva lasciato tutta la famiglia, padre, madre, altri tre fratelli e una sorella. Era iscritto alla facoltà di biologia dell’università di Tirana, ma le difficoltà economiche in cui versava la famiglia lo avevano spinto a compiere quello che viene chiamato “il viaggio della speranza”. «Avevo pensato di rimanere in Italia per tre anni circa - racconta Alì -, volevo aiutare le mia famiglia. Per un anno ho fatto sempre lavori al nero e poi, cinque anni fa, mi proposero di andare a raccogliere le olive vicino a Siracusa e accettai. Quando ho avuto l’incidente, era il mio primo giorno di lavoro. Mi trovavo lì con altri quattro ragazzi e tutti insieme, quando ormai ero a terra, mi hanno alzato, caricato su una macchina e portato all’ospedale più vicino che era a Catania. Da dopo che mi hanno caricato in macchina non ricordo più niente. Ero solo. Quattro giorni dopo sono stato trasferito all’ospedale di Messina dove mi hanno operato alla cervicale e tre mesi dopo sono stato nuovamente trasferito, ma questa volta all’ospedale di Cefalù dove, nove mesi dopo che mi trovavo lì, mi hanno detto che non avrei più camminato. Oggi come allora, muovo solamente la testa, le spalle e il braccio destro, ma non la mano. Per un anno non sono mai uscito dall’ospedale di Cefalù».
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Infatti, dopo l’operazione subita a Messina, erano subentrate delle complicazioni e Alì aveva lasciato l’ospedale di Cefalù solo per subire altre due operazioni all’ospedale di Palermo. Una ha riguardato la gola, dove gli è stata praticata una tracheostomia e l’altra invece era per un drenaggio ai polmoni che lo costringeva a rimanere costantemente attaccato ad un macchinario per respirare. Alì, da dopo quattro giorni dall’incidente, ha sempre potuto contare sulla presenza di suo padre Besin, che non appena è stato informato di quanto era accaduto al figlio, si è immediatamente precipitato al suo capezzale e da allora non l’ha più lasciato. «Io ho saputo subito della gravità delle condizioni di mio figlio non appena sono arrivato all’ospedale di Messina - racconta Besin -. Per i due anni che Alì è stato a Cefalù poteva sedersi, ma successivamente è intervenuta una calcificazione all’anca e non ha più potuto farlo. A quel punto il primario stesso ci ha spiegato che era necessario un trasferimento nel reparto di neuroriabilitazione dell’ospedale di Cisanello a Pisa. Siamo arrivati a Pisa nel marzo 2014 e dopo diversi mesi all’ospedale, Alì è stato trasferito alla casa di cura di Navacchio e dopo in un’altra nelle vicinanze, fino a quando, a dicembre dello scorso anno, a causa della calcificazione all’anca, gli si è fratturata la gamba destra. Da qui è iniziato un dentro e fuori dal pronto soccorso fino a quando il dottor Lisanti non l’ha operato. Io in Albania facevo l’autista - continua a raccontare il padre di Alì con forza e dignità - e ho lasciato tutto per stare con mio figlio. Mi ha seguito anche mia moglie, abbiamo preso tutti e tre la residenza a Pisa e ringrazio la Caritas per l’aiuto che ci dà per il sostentamento. Ora cerchiamo casa per stare tutti insieme».
«Dopo essere tornato a sedermi - dice Alì con la voce rotta dal pianto -, il mio sogno è lasciare l’ospedale per andare a vivere in una casa con la mia famiglia. Dopo non lo so cosa farò. Passo il tempo guardando la televisione e ascoltando mio padre che mi legge libri e giornali. A chi è come me, dico: forza e coraggio».
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