Sicurezza
Teseco ritiene inidonea l’offerta arrivata dal Nord
La proprietà svela i contenuti: «Non garantisce le prospettive di continuità e salvaguarda solo un terzo degli attuali occupati. Speriamo sia rivista»
PISA. «Proposta inidonea a garantire il buon esito della procedura e ad assicurare la salvaguardia delle auspicate prospettive di continuità aziendale». La Teseco risponde all'imprenditore del nord Italia che si è detto pronto a rilevare la società leader in Italia nel settore delle bonifiche ambientali e nel trattamento dei rifiuti (lamentando una mancata risposta) e, per la prima volta, interviene nella lunga e complessa vertenza che a partire dallo scorso anno ha costretto l'azienda di Ospedaletto, in fase di concordato preventivo, ad andare prima sul mercato e successivamente ad aprire una procedura di mobilità per l'intera forza lavoro (155 dipendenti). «La proposta d'acquisto per il cosiddetto "ramo impianti" (il più importante della società, al quale è legata la maggior parte dell'organico, ndr) è stata tempestivamente sottoposta agli organi della procedura di concordato preventivo - specifica l'azienda di via Ragghianti - analogamente a quanto già avvenuto in passato con ogni altra proposta o manifestazione di interesse. Ciò è avvenuto anche se la proposta di acquisto prevede condizioni economiche di gran lunga inferiori rispetto a quanto prospettato nella proposta di concordato, apparendo pertanto inidonea a garantire il buon esito della procedura e, dunque, ad assicurare la salvaguardia delle auspicate prospettive di continuità aziendale. La proposta prevede la possibilità di mantenere un numero di lavoratori pari (nell'ipotesi più vantaggiosa) a meno di un terzo degli attuali occupati, senza peraltro l'assunzione di alcun impegno per eventuali prospettive di incremento del numero degli addetti negli anni successivi».
L'imprenditore, già attivo nel settore delle bonifiche, ha prospettato nella proposta di acquisto l'assunzione di circa 45 operai del ramo impianti (e la riassunzione dell'intera forza lavoro nel giro di tre anni), manifestando interesse a rilevare anche il secondo ramo della società, il "Business unit bonifiche", tramite il quale Teseco è attiva su numerosi siti nazionali inquinati da attività di natura petrolifera, chimica, manifatturiera o portuale.
Volontà smentita però dalla società di proprietà del sanminiatese Gualtiero Masini. «Non risulta che i promotori della proposta abbiamo mai formalmente manifestato un interesse all'acquisto del cosiddetto ramo bonifiche», precisa l'azienda, ribadendo «la piena disponibilità (oltre che ferma intenzione) a valorizzare ogni proposta di acquisto che appaia compatibile con le esigenze della procedura, consentendo di assicurare il miglior soddisfacimento possibile dei creditori e gli auspicati obiettivi di salvaguardia dei livelli occupazionali».
Che, in ogni caso, dovrà avvenire attraverso «procedure competitive (per garantire agli interessati la possibilità di formulare le offerte a parità di condizioni con gli altri concorrenti) e non tramite trattative private».
Un botta e risposta, quello tra l'imprenditore del nord Italia e Teseco, che dimostra da un lato "l'appetibilità" dell'azienda (soprattutto dopo la procedura di mobilità aperta per tutti i dipendenti che, secondo l'accordo stipulato al ministero del Lavoro, saranno licenziati entro il prossimo 30 aprile) e, dall'altro, la volontà di portare a buon fine la procedura di vendita dopo le tre aste bandite dal tribunale fallimentare andate deserte e di salvare una storia industriale iniziata nel 1984 e i propri dipendenti. «Auspichiamo - prosegue la società di via Ragghianti - che i promotori della proposta d'acquisto possano essere pronti a rivedere le condizioni dell'offerta, per poter concorrere con gli altri soggetti che, anche nelle ultime settimane, hanno confermato il proprio interesse all'acquisto dei rami d'azienda di Teseco, confidando che le procedure di gara possano essere avviate con la massima collaborazione di tutti i soggetti interessati, al riparo da dichiarazioni o iniziative tali da turbarne o renderne difficoltoso lo svolgimento o da scoraggiare la partecipazione della più ampia platea di interessati, anche considerando che la società è tuttora impegnata nell'interlocuzione con possibili acquirenti in vista della formulazione di ulteriori ed economicamente adeguate proposte d'acquisto».
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