Il Tirreno

Pisa

TRUFFE

Incassa per 8 anni la pensione della zia morta

Pietro Barghigiani
Per otto anni il nipote ha riscosso in banca la pensione della zia morta
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Per otto anni il nipote ha riscosso in banca la pensione della zia morta

Impiegato sotto processo: avrebbe intascato 125mila euro, ha già iniziato a restituire la somma

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PISA. Otto anni con uno "stipendio" in più senza muovere un dito. Quello versato dall'Inpdap sul conto intestato alla zia di un impiegato di 60 anni che aveva sì comunicato il decesso della parente all'Inps, ma non all'ente previdenziale dalle cui casse usciva la pensione. Solo nel 2014, grazie ai controlli tra le banche dati, la posizione "anomala" del beneficiario era stata segnalata alla magistratura. Con un tesoretto succulento: 125mila euro. Soldi accreditati dal 2006 a favore di una persona deceduta, ma messi in tasca dal nipote. Uno scenario che si è tradotto in un processo per truffa aggravata ai danni dello Stato a carico di Marcello Masserotti, di San Giuliano Terme. La Procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell'impiegato che da tempo sta restituendo poco alla volta quello che ha percepito in modo indebito.

L'imputato è assistito dall'avvocato Igor Leonardis, l'Inps si è costituita parte civile e l'accusa è rappresentata dal pm onorario, Massimiliano Costabile. Era stata la Guardia di finanza a indagare su Masserotti che, avendo la delega a operare sul conto della zia, aveva accesso al deposito bancario senza alcun filtro. Quando nel 2006 la donna era morta, il nipote aveva continuato a presentarsi tutti i mesi in banca per prelevare quello di cui aveva bisogno.

La fusione tra Inps e Inpdap, con il conseguente sommarsi di banche dati, può aver influito nell'assenza di una chiarezza iniziale che avrebbe potuto evitare l'accredito a una defunta con la perdita - almeno temporanea - di 125mila euro. Il parziale silenzio del nipote della titolare della pensione è servito a non smuovere troppo i segugi dell'ente previdenziale che, a distanza di 8 anni dal decesso della beneficiaria, si sono accorti della prassi ormai in uso informandone la Procura. «L'uomo grazie ad un atteggiamento di reticenza inerente il decesso della propria zia e approfittando della delega ad operare sul conto corrente bancario intestato alla defunta, ha continuato ad appropriarsi degli importi della pensione che sono stati erroneamente accreditati sul conto, anche successivamente al decesso della titolare» spiegarono al comando della Guardia di finanza quando denunciarono l'impiegato. Riscontri cartacei di un'evidenza cristallina hanno sostenuto l'accusa contro Masserotti che non ha potuto negare quegli otto anni di incassi illegittimi. Su queste basi la prospettiva processuale non sarà giocata tanto sul fatto, ormai acclarato, quanto sulla qualificazione del reato contestato. Una questione dirimente per stabilire l'entità della pena. Se l'impiegato voleva truffare l'Inps pianificando il raggiro o, consapevole dell'illegalità dell'incasso pensionistico, ha lasciato correre confidando nella lentezza dei controlli dell'istituto di previdenza. Prossima udienza a marzo.

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