Sicurezza
Il 4% dei settantenni ha un tumore benigno
La chiave di lettura sta tutta nella parola “prevenzione”. Intervista al direttore dell’unità operativa di Urologia dell’Azienda Ospedaliera Francesco Francesca
PISA. Per lui, settantenne in buona salute, le notti cominciano a diventare da qualche tempo un problema: quattro, cinque volte deve alzarsi e andare in bagno. Lo stimolo è irresistibile e la mattina è sempre più stanco. Ne ha parlato con un amico più anziano: “Anch'io ero come te e non ho dato importanza alla cosa, poi, nel giro di qualche mese, ho notato che urinando mi bagnavo addirittura le scarpe. Ho provato un grosso disagio e l'ho detto al medico. Era un ingrossamento della prostata (a Pisa e provincia ne soffre il 4% dei settantenni, ndr), un tumore benigno e curabile. Ora l'ho risolto, però ti consiglio di non aspettare”. La chiave di lettura è, appunto, tutta nella parola “prevenzione”. Ecco il parere di Francesco Francesca, direttore dell'unità operativa complessa di Urologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria.
A quale età si deve iniziare la prevenzione del tumore maligno in assenza di familiarità?
«In generale verso i 50 anni quando cominciano a manifestarsi i disturbi. L'aumento volumetrico è dovuto alla crescita della parte centrale della ghiandola. Dovendo spesso prendere provvedimenti, occorre escludere la contemporanea presenza di un tumore maligno, in quanto la terapia sarà differente. Nelle fasi iniziali, infatti, non dà sintomi».
E se ci fossero casi in famiglia?
«Essendo i tumori maligni prostatici famigliari più precoci nella loro insorgenza occorre anticipare a 40 anni».
Quale percorso seguire (visite, esami per immagini, sangue e urine) e con che frequenza?
«Il ben conosciuto Psa - Antigene Prostatico Specifico - dosato nel sangue e la visita rettale sono i primi esami. In caso di negatività, è consigliabile ripeterli a cadenza annuale».
Quale stili di vita seguire e cosa evitare? Esistono alimenti più sani?
«Il movimento fisico è un toccasana. Evitare la sedentarietà ed il sovrappeso rappresentano già una prevenzione per molte malattie, anche per il tumore della prostata. La dieta mediterranea è una delle migliori del mondo: eliminare i grassi animali, privilegiare frutta e verdura, pasta, pesce ed eventualmente carni bianche saltuariamente, evitare di aggiungere sale ai cibi. In particolare, per la prevenzione del carcinoma prostatico il licopene contenuto nei pomodori maturi e quindi nelle salse di pomodoro sembra essere un ottimo alimento».
Disturbi da ipertofia prostatica benigna: perché sono così frequenti?
«Perché dopo i 30 anni si sviluppa l'adenoma prostatico, ovvero il rigonfiamento che va di pari passo con l'insorgere e l'aumento dei disturbi. Tutti gli uomini vengono interessati dallo sviluppo dell'adenoma. Il rapporto con i sintomi urinari non è però lineare. Pertanto, “solo” l'80/90% dei soggetti sperimenta nella vita le difficoltà minzionali tipiche».
Quali i disturbi del cancro?
«Non esistono disturbi caratteristici per il cancro prostatico. Solo nelle fasi avanzate si possono manifestare dolori scheletrici causati dalle localizzazioni ossee (le metastasi). I disturbi minzionali sono causati dalla consensuale presenza dell'adenoma.
Ruolo del Psa e frequente controllo.
«Il Psa è una sostanza presente nel sangue, prodotta solo dalla prostata. Se aumentato, indica che è presente una malattia prostatica. La patologia sottostante può non essere cancro. Pertanto, il Psa non è specifico del cancro. L'aumento deve stimolare a fare accertamenti per escludere o confermare la presenza di un tumore maligno. Se normale, andrebbe comunque controllato annualmente».
Chirurgia Ipertrofia prostatica benigna/cancro: tradizionale-transuretrale. Pregi e difetti.
«La terapia chirurgica per l'adenoma prostatico è completamente diversa da quella per il cancro prostatico. La prima ha come obiettivo di eliminare l'ostruzione allo svuotamento vescicale determinata dall'adenoma. Si pratica la resezione transuretrale della prostata con l'asportazione completa soltanto dell'adenoma. Nel cancro va asportata chirurgicamente tutta la ghiandola, quindi l'adenoma più la porzione periferica che circonda completamente il primo. Nella porzione periferica si forma l'80% dei carcinomi. È molto diffuso un equivoco di fondo sui rapporti tra chirurgia tradizionale dell'adenoma prostatico e l'approccio transuretrale. L'asportazione dell'adenoma con il taglio addominale viene dai più considerato un intervento completo (“mi hanno asportato tutta la prostata”) a differenza della resezione transuretrale (attraverso l'uretra peniena) considerato un intervento parziale. Non è così: la resezione ben eseguita comporta l'asportazione di tutto l'adenoma. L'approccio transuretrale è meno invasivo: provoca minor perdite di sangue, il catetere post-operatorio può essere rimosso più precocemente, così come l'ospedalizzazione è più breve».
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