Il Tirreno

Pisa

AZIENDA IN CRISI

Dal nord spunta un'offerta per la Teseco

Danilo Renzullo
Una manifestazione degli operai della Teseco
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Una manifestazione degli operai della Teseco

L'imprenditore interessato sarebbe disposto ad un grosso investimento iniziale e a riassumere in 3 anni tutti i dipendenti

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PISA. Pronti a rilevare la Teseco». Nella lunga e tormentata vertenza della società leader nazionale nel settore delle bonifiche ambientali e nel trattamento dei rifiuti, spunta l'offerta di un imprenditore del nord Italia (da tempo attivo nel settore) che potrebbe salvare l'ultratrentennale storia della società di Ospedaletto, in fase di concordato, e offrire una speranza ai 155 dipendenti per i quali, la scorsa settimana, è stata siglata al Ministero del Lavoro la mobilità. «Un'offerta solida e concreta, rimasta però senza risposte», sottolineano dalla società di consulenza che assiste l'industriale. La proposta, presentata due settimane fa, prevede l'acquisizione del "Business unit impianti", il ramo d'azienda più importante al quale è legata la maggior parte dell'organico. L'industriale del nord (che chiede di rimanere anonimo) è orientato però a rilevare anche il secondo ramo, il "Business unit bonifiche", tramite il quale la Teseco è attiva su numerosi siti nazionali inquinati da attività di natura petrolifera, chimica, manifatturiera o portuale.

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Il progetto messo nero su bianco dall'imprenditore del settore bonifiche prevede un congruo investimento iniziale (oltre il prezzo d'acquisto) con l'obiettivo di «rimodernare gli impianti», proseguono gli assistenti dell'aspirante compratore che, nella fase iniziale dell'eventuale nuova gestione, sarebbe orientato ad assumere circa 45 degli operai impiegati nel settore "impianti" e una ventina di quelli addetti al ramo d'azienda delle bonifiche. «In tre anni - proseguono dallo studio di consulenza - il progetto prevede di riassumere tutti gli operai del ramo impianti e, nel tempo, anche quelli delle bonifiche». Dopo un periodo di solidarietà e il regime di cassa integrazione per crisi aziendale chiesta ed ottenuta dalla società nell'ottobre 2015, per i 155 dipendenti dell'azienda di via Ragghianti (alcuni impiegati nelle sedi distaccate di Torino e Trieste) è scattata la mobilità. Immediato anche l'invio di una parte delle lettere di licenziamento. L'accordo stipulato in sede ministeriale prevede l'uscita dalla società di tutta la forza lavoro entro il 30 aprile 2017. Un lasso temporale per consentire «di effettuare tutte le operazioni di chiusura e messa in sicurezza degli impianti e dei materiali» (le attività, per il momento, proseguono normalmente). Il verbale sottoscritto a Roma rappresenta l'ultimo atto dopo il fallimento dei tre tentativi di vendita della società che, finita nel vortice della crisi, è andata sul mercato nel tentativo di salvare i dipendenti e una storia industriale iniziata nel 1984. O

ggi, svuotata del "peso" della forza lavoro è diventata "appetibile" per imprenditori e gruppi industriali. Alcuni eventuali compratori si erano avvicinati alla società nella fase preliminare, quella della "data room" (una finestra in cui l'azienda sotto concordato mette a disposizione dei soggetti industriali interessati tutti i documenti utili alla formazione di un quadro economico chiaro), ma l'interessamento è rimasto solo un'intenzione. L'offerta, scaduta mercoledì scorso, per il possibile acquirente del Nord resta «sempre valida». «Pensavamo all'avvio di una trattativa privata, ma questo non è avvenuto», lamenta la società che assiste l'industriale, la cui offerta non dovrebbe essere l'unica arrivata sul tavolo della procedura. Vari gli imprenditori che avrebbero messo gli occhi sulla società di Ospedaletto con diverse manifestazioni di interesse che fanno ben sperare per il futuro dell'azienda, soprattutto in vista dell'adunanza dei creditori del prossimo 24 novembre.

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