Il Tirreno

Pisa

Piscina abusiva: madre e figli a processo

di Pietro Barghigiani
Piscina abusiva: madre e figli a processo

Sono accusati dell’opera (nel frattempo smantellata) realizzata tra la chiesa di San Zeno e il camminamento

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PISA. L’“apparizione”, con l’effetto di uno schiaffo visivo, prese forma nel giugno 2015. Lo smantellamento risale al maggio scorso come gesto “distensivo” in un duello legale all’arma bianca tra Comune e proprietà. Con uno strascico che la rimozione non ha disinnescato: il fronte penale.

Accusati di abuso edilizio, madre e due figli sono stati rinviati a giudizio. Una citazione diretta firmata dal sostituto procuratore, Flavia Alemi per Barbara Bedini, 62 anni, di Pisa e i due figli. L’abuso edilizio non è di quelli banali tipo tettoia non dichiarata o la chiusura di un terrazzo per recuperare qualche metro quadrato.

È quello della piscina realizzata tra la chiesa di San Zeno e il camminamento murario, un intervento che più che per le dimensioni è destinato a rimanere negli annali per la spregiudicatezza del contesto in cui è stato pensato e realizzato: tra due opere d’arte che sono vanto e orgoglio di Pisa, la storica chiesa e il camminamento. E proprio nel giugno 2015 i tecnici saliti in quota per un sopralluogo in vista della riapertura delle mura si imbatterono in quella vasca di 4 metri per 10. Riparato, ma non segreto, lo specchio d’acqua fu definito dal sindaco Marco Filippeschi «uno scempio e un atto di inaudito egoismo».

Denunce alla Procura e segnalazioni alla Soprintendenza hanno accompagnato la scoperta della piscina che di storico ha conquistato il titolo di abuso edilizio. I ricorsi al Tar contro l’ordinanza di Palazzo Gambacorti sono stati anticipati dallo smantellamento della vasca e il ripristino dei luoghi, come si dice in gergo seguendo alla lettera l’ordinanza.

Un impegno eseguito dalla proprietà sotto il controllo di Comune e Soprintendenza per la delicatezza dei luoghi.

Il giorno dell’inizio dei lavori per liberare l’area dell’abuso - sfondo rilassante di foto su Facebook da parte dei beneficiari in occasione di bagni estivi - la proprietaria, oggi rinviata a giudizio, disse ai microfoni del Tg Regionale: «Andremo avanti con il ricorso al Tar e a livello penale. Lo vede anche un bimbo che non c'è stato sbancamento del terreno».

Proprio quel terreno che in un primo momento l’ente pensava fosse dei privati e che, invece, spulciando vecchie mappe catastali, è risultato appartenere al patrimonio comunale.

Tesi e argomentazioni che gli imputati, difesi dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria, sosterranno davanti al giudice, Raffaella Poggi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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