La manifestazione
Piscina abusiva sotto le mura di Pisa: madre e figli a processo
Sono accusati dell'opera (nel frattempo smantellata) realizzata tra la chiesa di San Zeno e il camminamento
PISA. L'"apparizione", con l'effetto di uno schiaffo visivo, prese forma nel giugno 2015. Lo smantellamento risale al maggio scorso come gesto "distensivo" in un duello legale all'arma bianca tra Comune e proprietà. Con uno strascico che la rimozione non ha disinnescato: il fronte penale. Accusati di abuso edilizio, madre e due figli sono stati rinviati a giudizio. Una citazione diretta firmata dal sostituto procuratore, Flavia Alemi per Barbara Bedini, 62 anni, di Pisa e i due figli. L'abuso edilizio non è di quelli banali tipo tettoia non dichiarata o la chiusura di un terrazzo per recuperare qualche metro quadrato. È quello della piscina realizzata tra la chiesa di San Zeno e il camminamento murario, un intervento che più che per le dimensioni è destinato a rimanere negli annali per la spregiudicatezza del contesto in cui è stato pensato e realizzato: tra due opere d'arte che sono vanto e orgoglio di Pisa, la storica chiesa e il camminamento. E proprio nel giugno 2015 i tecnici saliti in quota per un sopralluogo in vista della riapertura delle mura si imbatterono in quella vasca di 4 metri per 10. Riparato, ma non segreto, lo specchio d'acqua fu definito dal sindaco Marco Filippeschi «uno scempio e un atto di inaudito egoismo».
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Denunce alla Procura e segnalazioni alla Soprintendenza hanno accompagnato la scoperta della piscina che di storico ha conquistato il titolo di abuso edilizio. I ricorsi al Tar contro l'ordinanza di Palazzo Gambacorti sono stati anticipati dallo smantellamento della vasca e il ripristino dei luoghi, come si dice in gergo seguendo alla lettera l'ordinanza. Un impegno eseguito dalla proprietà sotto il controllo di Comune e Soprintendenza per la delicatezza dei luoghi. Il giorno dell'inizio dei lavori per liberare l'area dell'abuso - sfondo rilassante di foto su Facebook da parte dei beneficiari in occasione di bagni estivi - la proprietaria, oggi rinviata a giudizio, disse ai microfoni del Tg Regionale: «Andremo avanti con il ricorso al Tar e a livello penale. Lo vede anche un bimbo che non c'è stato sbancamento del terreno». Proprio quel terreno che in un primo momento l'ente pensava fosse suo e che, invece, dal catasto Leopoldino risulterebbe essere di chi vi risiede. Quindi privato. Tesi e argomentazioni che gli imputati, difesi dall'avvocato Andrea Di Giuliomaria, sosterranno davanti al giudice, Raffaella Poggi.
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