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Polverone al Cus, Gallo molla la presa e accusa

Polverone al Cus, Gallo molla la presa e accusa

PISA. «Punito il tentativo di riformare l'organizzazione e porre rimedio alle storture». Prima le scritte ingiuriose, poi una lettera di sfiducia dei soci. Infine, le dimissioni del presidente...

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PISA. «Punito il tentativo di riformare l'organizzazione e porre rimedio alle storture». Prima le scritte ingiuriose, poi una lettera di sfiducia dei soci. Infine, le dimissioni del presidente Antonio Gallo ad un anno e mezzo dalla sua nomina.

Un polverone avvolge il Centro universitario sportivo (Cus), l'associazione che gestisce gli impianti sportivi di proprietà dell'Università di Pisa. Una bufera "amministrativa" iniziata due settimane fa con un raid notturno a colpi di spray - con il quale ignoti hanno lasciato sulle strutture del centro di via Chiarugi frasi ingiuriose contro il presidente e i nuovi gestori del bar - proseguito con una lettera di sfiducia dei soci nei confronti di Gallo e le dimissioni del presidente. Un caos che terminerà probabilmente con il commissariamento della gestione del centro sportivo, in attesa della nomina del nuovo presidente. «Il mio principale intento era ridare priorità e centralità alla corretta gestione degli impianti, all'attività sportiva e al riconsolidamento del rapporto con l'Università», spiega in una nota Gallo. «Con la mia estrazione universitaria e gli anni passati al Cus - prosegue - ho notato come negli anni è andato sfumando il reale mandato e la missione del Cus: l'offerta sportiva rivolta alla generalità degli studenti universitari, in collaborazione con l'Ateneo, a causa dell'eccessiva e spesso distorta discrezionalità assunta dalle articolazioni interne del Cus (le "sezioni"), create originariamente per supportare il consiglio, ma arrivate a gestire autonomamente denaro, prendendo anche impegni di spesa e accordi per conto del centro».

L'Università, ricorda l'ormai ex presidente, «arrivò a non approvare il bilancio consuntivo 2014 e chiese di mantenere la linea di rigore intrapresa nel mio mandato nella gestione finanziaria e di vietare ai vari dirigenti di sezione non solo di continuare a percepire compensi, ma, a dimostrazione di come tale scorretta prassi fosse consolidata, di stipulare accordi a qualsiasi titolo per conto del Cus». Ma non solo. «Il Collegio dei revisori dei conti e il Cusi (Centro universitario sportivo italiano, ndr) - prosegue Gallo - hanno a loro volta ravvisato prassi scorrette nella trasparenza e la tracciabilità di alcuni flussi di denaro transitanti da alcune sezioni e l'esistenza di un'associazione sportiva "parallela" (presieduta da un componente del consiglio direttivo), che riporta nella ragione sociale il marchio Cus, finalizzata alla raccolta di sponsorizzazioni».

"Storture" che Gallo, secondo l'ex presidente, ha cercato di frenare. «Ma l'idea stessa di rivoluzionare il sistema sezioni è stata largamente osteggiata - accusa -, generando un diffuso malcontento all'interno di un sistema ormai sclerotizzato su forme di potere e gestione economica non condivisibili. Non mi ha sorpreso leggere, tra i firmatari della richiesta delle mie dimissioni, i nomi di due responsabili di sezione che hanno la qualifica di socio e del presidente dell'associazione "parallela" sotto indagine dei revisori dei conti e del Cusi. Ritengo di aver svolto il mio mandato in grande trasparenza ed onestà e reputo le mie dimissioni un gesto di responsabilità nei confronti del Cus - conclude Gallo -: ho ritenuto che solo un provvedimento radicale potesse consentire la continuità delle attività presenti nel Centro e la stessa esistenza del Cus».

Danilo Renzullo

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