Il Tirreno

Pisa

«Ma quale Dalì... Mostra degna di città periferiche»

di Danilo Renzullo
«Ma quale Dalì... Mostra degna di città periferiche»

Suscitano clamore le critiche dell’assessore alla cultura del Comune di Cascina subito “sconfessato” dal boom delle presenze: quasi ventunomila in un mese

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PISA. «Mostra modestissima». Anzi, di più. «Se avete un'ora» di tempo andate a «vedere i polittici nelle chiese». Basta che non andiate a visitare la mostra “Il sogno del classico”. Tempo perso.

Non usa mezzi termini Luca Nannipieri, saggista, scrittore e critico d’arte, e da alcuni mesi assessore alla cultura della giunta della sindaca leghista di Cascina Susanna Ceccardi.

L’amministratore del comune confinante invita a non visitare la mostra delle opere di Salvador Dalì allestita a Palazzo Blu. E lo fa poco dopo aver attraversato l'uscita del centro espositivo della Fondazione Palazzo Blu che fino al prossimo 5 febbraio ospita centocinquanta tra dipinti, acquerelli e xilografie dell'artista catalano.

Opere “modeste” per l'assessore, che non lesina giudizi e commenti negativi affidando a Facebook il carico di critiche: «Modestissima la mostra su Salvador Dalì a Pisa. Se avete un'ora, andate a vedere i polittici nelle chiese», scrive sul social network postando un selfie all'esterno del Palazzo di Lungarno Gambacorti che lo ritrae con un'espressione dubbiosa, quasi a sottolineare quell'amarezza che l'assessore esplicita in un commento a corredo del post.

«Rispetto i curatori, ma si vede che è una mostra che vuole attirare le persone al nome di Dalì, mentre dentro ci sono opere molto secondarie di Dalì stesso (pratica molto ricorrente nelle città periferiche). Con questo presupposto, ogni mio amico collezionista che ha in casa tre disegni o grafiche o opere minori o di cantiere di Dalì, può sentirsi in diritto di fare una mostra intitolata così».

A Nannipieri non sono bastate le circa 150 opere in mostra, né l'esposizione di dipinti usciti per la prima volta dai Musei Vaticani, dove sono conservati, che disegnano un percorso che intende raccontare l'influenza che l'eredità classica esercitò sulla produzione artistica del marchese di Púbol.

«La mostra, originale e straordinaria, insiste sull'importanza dell'Italia, del Rinascimento e di Michelangelo nell'opera di Dalì, a partire da una selezione di oli assai poco conosciuti, quattro dei quali inediti, che figurano tra le sue ultime creazioni degli anni Ottanta. Presentate per la prima volta come un corpus stilistico e tematico, queste opere permettono di analizzare la tecnica e il pensiero di Dalì di quel periodo», spiegò Montse Aguer, direttrice del Centre Estudis Dalinians della Fundacion Gala-Salvador Dalì e curatrice dell'esposizione, durante l'inaugurazione della mostra criticata dall'assessore alla cultura, ma apprezzata da altri 20.500 visitatori che, ad un mese dall'apertura dell'esposizione organizzata in collaborazione della Fundación Gala-Salvador Dalí e MondoMostre, hanno varcato l'ingresso di Palazzo Blu.

Oltre 4.000 lo hanno fatto solamente durante il lungo ponte di Ognissanti.

«Tanti visitatori provenienti da tutta la Toscana, ma anche turisti stranieri, ne hanno approfittato per scoprire le 150 opere tra dipinti, acquerelli e xilografie - informa una nota degli organizzatori che, contattati dal Tirreno, preferiscono non rispondere alle critiche di Nannipieri -. Nelle giornate del 30 ottobre e per la festività del primo novembre si è intensificata l'affluenza con picchi di oltre 1.300 visitatori a giornata».

Un vero e proprio boom, che registra una media giornaliera di 629 visitatori, che sembra smentire in pieno le parole dell'assessore cascinese.

«Un numero in linea con le attese», commenta Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu, che intende glissare sulle critiche alla mostra evidenziate da Nannipieri.

Un po’ come dire: i biglietti staccati sono una garanzia. Molto più di un post polemico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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