Il dolore
I commercianti dicono no alla chiusura
Sia Confcommercio che Confesercenti si oppongono ad uno stop ai mezzi privati
PISA. Perché non chiudere il Ponte di Mezzo alle auto private creando così un vero asse ciclopedonale stazione-Borgo? «No, grazie» è la netta risposta che arriva dalle associazioni dei commercianti alla proposta lanciata da Legambiente Pisa e Fiab attraverso una lettera aperta indirizzata al sindaco Marco Filippeschi e all’assessore alla mobilità Giuseppe Forte.
«La chiusura del Ponte di Mezzo è un’idea che non possiamo accogliere perché non avrebbe nessun vantaggio concreto sulla viabilità, ma trasformerebbe davvero i lungarni in una tangenziale di attraversamento senza alcun ritorno per le attività economiche». E’ il responsabile area pisana di Confesercenti, Simone Romoli, ad intervenire dichiarando il suo no. «L’idea di un percorso pedonale (o comunque in parte ciclabile) che unisca la città è sicuramente condivisibile - aggiunge Romoli - soprattutto alla luce delle importanti opere di riqualificazione a cominciare da piazza Vittorio Emanuele II per arrivare a via Santa Maria. Ma la chiusura del Ponte di Mezzo porterebbe più svantaggi che reali vantaggi». Secondo il responsabile di Confesercenti, prima di discutere sul ponte occorrerebbe risolvere altri problemi: «Anzitutto la riqualificazione del viale Gramsci. Una volta che i turisti arriveranno alla stazione con il People Mover - sottolinea Romoli - dovranno trovarsi di fronte una nuova immagine di viale Gramsci rispetto all’attuale. E’ il tassello che manca a completare il nuovo look del centro storico». Ma Confesercenti lancia anche un progetto alternativo per alleggerire il traffico sui lungarni. «E’ pacifico che una chiusura dei lungarni al traffico, anche solo introducendo la Ztl, sarebbe il colpo definitivo alle attività. Potremmo provare però a depotenziarli. Riproponiamo una sorta di circuito obbligato: lungarno Gambacorti, Ponte di Mezzo e lungarno Mediceo e dall’altra parte lungarno Pacinotti, Ponte di Mezzo e lungarno Galilei, impedendo quindi che le auto dal ponte della Fortezza vadano al Solferino e viceversa. Così i lungarni sarebbero utilizzati di fatto solo dai residenti o da coloro che vogliono raggiungere le attività commerciali. Chiediamo al Comune di essere coinvolti comunque in questo dibattito sin da subito - conclude Romoli - e siamo pronti a convocare un’assemblea pubblica con i commercianti per affrontare l’argomento».
«Se l’obiettivo è quello di spazzare via una volta per tutte i negozi e le attività della piccola distribuzione dal centro storico, allora va bene anche chiudere Ponte di Mezzo e, perché no, magari piantare alberi in Corso Italia e Borgo Stretto». Usa il sarcasmo il direttore di ConfcommercioPisa, Federico Pieragnoli, per dire no alla proposta di chiudere Ponte di Mezzo alle auto: «Già oggi l’accesso al centro è estremamente difficoltoso, con la chiusura di Ponte di Mezzo peggiorerebbe ulteriormente. Ogni volta che i lungarni e Ponte di Mezzo vengono chiusi i commercianti registrano una forte riduzione dei loro affari, ma di questo nessuno si preoccupa». La proposta di Confcommercio Pisa va in una direzione completamente opposta «e intende ridurre drasticamente - dice - i giorni di chiusura del ponte, che così tanti problemi, soprattutto nei fine settimana, recano al commercio della città. La responsabilità ovviamente non è di chi fa certe proposte, ma di coloro che hanno facoltà di scelta su queste decisioni che negli anni hanno contribuito a decapitare il commercio tradizionale cittadino: varchi e Ztl h24, chiusura dei lungarni, parcheggi cari e lontani dal centro. Si parla tanto delle presunte virtù dei parcheggi scambiatori, ma tutti sanno che sono troppo lontani dal centro e quasi completamente privi di servizi. Per noi chiudere Ponte di Mezzo - conclude Pieragnoli - sarebbe un altro tassello in direzione della desertificazione commerciale, con tutte le ulteriori inevitabili ricadute in termini di insicurezza, abusivismo e degrado».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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