Il Tirreno

Pisa

La città invasa dal fango raccontata 50 anni dopo con gli occhi del reporter

di Sharon Braithwaite
La città invasa dal fango raccontata 50 anni dopo con gli occhi del reporter

PISA. Dopo la mostra sulla Grande Guerra e "Tirrenia città del cinema", Palazzo Blu torna a raccontare la storia di Pisa, confermandosi un'istituzione culturale fondamentale per mantenere viva la l'id...

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PISA. Dopo la mostra sulla Grande Guerra e "Tirrenia città del cinema", Palazzo Blu torna a raccontare la storia di Pisa, confermandosi un'istituzione culturale fondamentale per mantenere viva la l'identità cittadina. Fino al 29 gennaio, il museo che si affaccia su Lungarno Gambacorti, ospita la mostra fotografica "4 novembre 1966. L'alluvione a Pisa": una selezione di foto dell'archivio Frassi e di filmati dell'Acquario della Memoria, che rispolverano i ricordi della piena dell'Arno e delle sue tragiche conseguenze a Pisa e provincia.

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Il 4 novembre di cinquant'anni fa, dopo aver devastato il capoluogo fiorentino, la piena dell'Arno arrivò a Pisa nel pomeriggio. Le paratie non furono sufficienti a salvare la città e l'acqua fangosa invase il centro storico. Fu l'evento più drammatico dopo la fine della guerra. Poche ore prima, il fiume Era aveva invaso Pontedera e in seguito a una falla nell'argine a Ponticelli furono sommerse le zone industriali di Castelfranco e Santa Croce, provocando danni ingenti. «Con le nostre mostre cerchiamo di favorire la conoscenza delle tradizioni cittadine. Un'istituzione museale non deve essere un magazzino di opere, ma offrire nuove prospettive, rappresentare l'identità di un territorio - spiega Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu - La Fondazione Pisa ha acquisito lo straordinario archivio di Luciano Frassi: centinaia di migliaia di scatti che raccontano cinquant'anni di storia di Pisa e dei suoi abitanti». Circa 80 emozionanti foto di Frassi, fotoreporter pisano attivo per oltre mezzo secolo, sono state selezionate dai curatori della mostra: il giornalista Giuseppe Meucci, che di quegli eventi fu testimone e cronista e lo storico dell'arte Stefano Renzoni.

Le immagini ritraggono la città allagata e invasa dal fango e dai detriti, il crollo del ponte Solferino del 13 novembre, il cedimento di Lungarno Pacinotti tra il 2 e il 7 febbraio 1967; Pontedera sommersa dalle acque del fiume Era, che non erano più ricevute dall'Arno; la Piaggio invasa dal fango che fu costretta a chiudere la produzione per un mese, fino al grande disastro nella zona del cuoio. «L'alluvione pisana è meno famosa di quella di Firenze. Non abbiamo avuto "gli angeli del fango", ma anche la bassa valle dell'Arno ha subìto danni molto gravi, con conseguenze che si sono trascinate nel tempo», aggiunge Bracci Torsi.

«Con Renzoni abbiamo cercato di costruire un racconto per immagini di cosa successe in quei giorni, a cominciare da Pisa con l'agonia del Ponte di Mezzo, fino al crollo del ponte più bello della città, il ponte Solferino, che fu ricostruito otto anni dopo; la voragine in cui sprofondò Lungarno Pacinotti, un danno imponente per la città - dice Meucci -. In un momento in cui tutto il mondo continuava a parlare di Firenze, le vicende pisane furono ignorate. Questa mostra è anche un tentativo di recuperare la memoria sbiadita e perduta di questo evento».

La mattina del 5 novembre Meucci e Frassi furono tra i primi ad arrivare a Pontedera, insieme ad alcuni militari americani di Camp Darby che si erano messi a disposizione. La mostra inizia con un'impressionante foto del Ponte di Mezzo, dopo l'impatto di un barcone trascinato dalla corrente: si distinguono nitidamente i volti di adulti e bambini che si affacciano per osservare la furia delle acque. Segue un'immagine di una merceria di via Cattaneo, attraversata dalle acque provenienti da Lungarno Guadalongo.

Impressionanti le foto di Borgo Stretto e degli esercizi commerciali coperti da fango e detriti, l'interminabile lavoro dei pisani per salvare i propri beni, le minacciose onde dell'Arno che circondano quanto rimaneva del vecchio Ponte Solferino. E poi la distruzione nella Piaggio: simboliche le foto della vespa circondata dal fango, via Matteotti a Pontedera trasformata in un fiume e i residenti a bordo di canotti e barche, le automobili rovesciate. Infine, le sconvolgenti immagini del crollo di Lungarno Pacinotti nel fiume, gli argini sbriciolati su sé stessi e l'opera di ricostruzione lunga sei mesi. L'ingresso alla mostra è gratuito.

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