Il Tirreno

Pisa

I trentamila euro per l’appalto-tangente trattati al Gambrinus

I trentamila euro per l’appalto-tangente trattati al Gambrinus

De Michelis accetta di truccare le relazioni sui lavori evitando le penali alle imprese, ma alla fine salta l’accordo: «Quei soldi un’elemosina»

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PISA. «Belli, allora, non ci siamo capiti, demolisci». Aveva una tecnica collaudata Giampiero De Michelis, 54 anni, ingegnere e direttore dei lavori del People Mover, per «addomesticare» i vertici di Pisamover. Prima faceva il duro e poi si apriva, disposto a trattare, a falsificare atti e rendiconti sui lavori, pur di ottenere subappalti per sé e le società del suo sodale, Domenico Gallo. Basta leggere le intercettazioni contenute nell’ordinanza cauitelare emessa dal gip Gaspare Sturzo. Secondo gli inquirenti, De Michelis, dopo averlo fatto ad agosto-settembre 2015, a novembre si prepara a falsificare la relazione sull’avanzamento dei lavori inserendo fra le opere ultimate anche quelle che non lo erano, permettendo così alle imprese di schivare penali e sanzioni per ritardi e irregolarità, in cambio della promessa di commesse. Prima però c’è bisogno di far pesare gli illeciti. Così il 17 novembre, rispondendo a Pacifico Belli, funzionario di Condotte che gli chiede di chiudere un occhio su un edificio costruito senza progetto, risponde «Demolisci!». «Ti faccio il progetto in tempo reale». «No, demolisci». Sei giorni dopo, però, al telefono con il direttore del cantiere Michele Firpo, uomo di Pisamover, dirà: «Quelle due cose di cui abbiamo parlato vediamo di farle entro Natale». In meno di una settimana il clima si è rovesciato, c’è l’Amalgama. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: quelle due cose sono subappalti in cambio di relazioni taroccate. Tant’è che il 26, registrato in macchina con Gallo, De Michelis si mostra stupito. E Gallo: «Eh ma è naturale, gli hai fatto il Sal (Stato avanzamento lavori, ndr)». Il 27 è lo stesso Belli a riferirgli di aver parlato con Mariano Aprea, presidente Pisamover, il quale gli ha confermato che «la cosa è a posto». L’accordo viene registrato dalle cimici piazzate al bar Gambrinus il 4 dicembre, dove De Michelis incontra Firpo e Aprea. Anche se da lì in poi la trattativa «si incaglia». Gli uomini di Pisamover chiedono una «proroga sul cronopropgramma, senza penali né sanzioni». «Esatto», risponde De Michelis. «C’è una grossa offerta», assicura uno. Si parla di una commessa da 30mila euro. Ma poi l’accordo svanisce. «Non bastano, per lui è un’elemosina», scrive Firpo ad Aprea in un sms il 10 dicembre. Così nei giorni successivi De Michelis torna alla carica con i dirigenti Pisamover, che però si rivolgono all’ad di Sintel Giandomenico Monorchio, che il 18 dicembre licenzia De Michelis esasperato per le lamentele e perché - ipotizzano gli investigatori - ha smesso di procacciare appalti-tangenti per lui e si è messo in proprio. De Michelis arriverà a minacciare Monorchio e i vertici di Condotte di parlare con i pm fiorentini di risvolti penali che li riguardano sulla Tav. Poi arriva la lettera al sindaco. «Vabbè - dice Aprea - non c’è nulla da nascondere». «È un marlin pescato - chiosa Firpo - sta sbattendo la coda».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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