Il Tirreno

Pisa

Bus a fuoco, verifiche su 10 mezzi

di Mario Neri
Bus a fuoco, verifiche su 10 mezzi

Un tubicino difettoso ha causato l’incendio in via Mazzini: «Già riparati tutti»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Un difetto di fabbricazione e non l’effetto di quella che i sindacati continuano a definire «una cattiva gestione delle risorse nell’officina meccanica di Ospedaletto». Un tubicino non fissato che si è usurato sfregando con le lamiere per via delle vibrazioni ha causato il principio di incendio che sabato ha costretto una autista della Ctt a far scendere i passeggeri in via Mazzini e a scaricare l’estintore sul motore posizionato sul retro del’autobus.

«È stato questo e non la cattiva manutenzione come continuano a sostenere i sindacati ad innescare l’incidente - dice il presidente dell’azienda del trasporto pubblico Andrea Zavanella - Abbiamo chiuso le verifiche ed è stato accertato anche che quel bus non aveva 5 o 6 anni ma ben 11, visto che risale al 2005». Ma a far scattare un nuovo allarme incendio su uno dei bus pisani - il quarto dall’inizio dell’anno - sarebbe stata appunto una caratteristica di realizzazione di alcuni dei bus della flotta Ctt. «La guaina di gomma del tubo si è usurata e, rimasta scoperta la parte in metallo - continua Zavanella - questa ha sfregato con le lamiere generando un cortocircuito». Sono altri 10 i bus con il tubicino traballante nel parco mezzi dell’azienda e sono stati subito messi in sicurezza. «È bastato fissare i tubicini ed evitare che ballassero sotto l’effetto delle vibrazioni», assicura il presidente.

Ma la Filt Cgil torna all’attacco, chiedendo a Zavanella di spiegare «le decine di corse saltate in città e sulle linee extraurbane e le grandi lavorazioni affidate a carrozzerie esterne». «Caro presidente - scrive il sindacato - riconosca i limiti di una gestione che ha vanificato tutto quello di positivo fatto dai suoi predecessori» e trasformato il servizio in «un ammasso di rovine». Così, la Filt arriva a chiedere al prefetto Attilio Visconti di «prendere le necessarie misure per evitare che si verifichino fatti più gravi». Se c’è un’emergenza - ribatte Zavanella - non riguarda le linee urbane, ma le extraurbane. «Dei 105 nuovi bus acquistati l’anno scorso solo il 25% abbiamo potuto destinarlo alla provincia perché i fondi europei erano vincolati ai tracciati urbani. È vero, dovremmo acquistarne altri, ma senza conoscere l’esito della gara regionale neppure la Regione eroga più finanziamenti». In ogni caso, la carenza di manutenzione è un pretesto, dice Zavanella, dato «che nell’ultimo semestre la Ctt ha aumentato del 40% i fondi». E di 800 bus della flotta, sono solo 150 gli Euro 0, 1 o 2, con più di vent’anni di strade alle spalle e oltre un milione di chilometri percorsi. Poi ci sono 2-300 bus con un’età fra gli 8 e gli 11 anni, proprio come alcuni di quelli andati a fuoco. «Non sappiamo ancora con esattezza cosa sia successo ad Agnano - dice Zavanella - ma non è stato il motore, il problema sembra essersi verificato alla ruota, ma nel caso di Gabbro, ad esempio, fu l’autista a proseguire la corsa nonostante si fosse reso conto che il motore stava perdendo potenza perché aveva sbiellato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web