Toscana
Un altro bus a fuoco: 300 quelli a rischio
Zavanella (Ctt): «Investimenti bloccati dall’incertezza sull’appalto regionale, ma sulla manutenzione fondi cresciuti del 40%»
PISA. Un altro bus a fuoco, l’incendio domato appena in tempo. Ma questa volta in pieno centro, in via Mazzini, con studenti e pendolari a bordo. È successo ancora. Uno dei mezzi pubblici della Ctt ha rischiato di trasformarsi in una pira di lamiere durante il servizio. Un incidente andato in scena ieri alle 13 e che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia senza la prontezza di riflessi dell’autista, Manuela Cugusi, che ha fermato il motore all’altezza dell’incrocio con via del Cottolengo, fatto scendere i viaggiatori, e scaricato l’estintore sul motore posizionato sul retro.
È il quarto caso in tutto il territorio coperto dalla gestione della Ctt dall’inizio dell’anno. L’ultimo episodio risale a meno di un mese fa, quando un rogo carbonizzò un autobus di linea ad Agnano; a fine maggio un gigante blu invece finì la sua corsa fra le fiamme a Gabbro, stessa sorte toccata a gennaio ad un altro bus-carretta a Fauglia. Perché di questo si tratta: mezzi malandati, arrivati al capolinea, costretti a macinare ancora chilometri ma ormai inadeguati, troppo usurati per sperare di poterli salvare. Bus come elefanti stanchi e senza più forze, ma soprattutto a rischio.
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Secondo i calcoli della Ctt in giro per la Toscana nord ce ne sono almeno 300 con questo profilo, macchine con 25 anni di strade alle spalle e oltre un milione di chilometri percorsi, e per cui è davvero alto il pericolo di un cortocircuito o di una perdita capace di innescare un incendio durante la marcia. Secondo i sindacati, a minare la sicurezza degli utenti è la mancanza di manutenzione. Per i vertici Ctt, semplicemente sono troppo vecchi. «Anch’io sono molto preoccupato, figuriamoci, se succede qualcosa sono io il responsabile. Ma i sindacati non ci vengano a dire che è la scarsa manutenzione a causare gli incendi - dice il presidente Andrea Zavanella - sanno benissimo che nel primo semestre di quest’anno abbiamo investito ulteriori 500 milioni, il 40% in più rispetto al budget. Non raccontiamo ai cittadini che la colpa è della scarsità di meccanici. Per rinnovare un po’ il parco, gli investimenti sono stati fatti, ben 30 milioni sono stati spesi nel 2015 per 105 nuovi bus, ma di 800 autobus distribuiti fra Pisa, Lucca, Livorno e Massa Carrara 300 hanno più di 25 anni, altri 2-300 sono stati acquistati 10 anni fa, ma senza la certezza del servizio e dei finanziamenti non possiamo investire ancora».
A frenare il ricambio generazionale della flotta in questo momento sono gli effetti della gara regionale, congelata da mesi in attesa della sentenza del Tar sui ricorsi incrociati presentati da Mobit e Ratp, la perdente e la vincitrice dell’appalto che consegnerà il governo del trasporto pubblico per i prossimi 11 anni ad un unico gigante industriale. La decisione dei giudici amministrativi era attesa venerdì. «Il perito del tribunale - dice Zavanella - ha scritto una relazione che giudica corretta la nostra offerta, quella di Mobit, ma dovremo attendere almeno fino a gennaio perché si sblocchi la situazione».
È quasi assicurato infatti un ricorso al Consiglio di Stato da parte di chi ne uscirà con le ossa rotte. E nel frattempo nessuno muove palla. «Noi vorremmo acquistare altri 50 nuovi bus - dice Zavanella - ma dalla Regione non ci arrivano notizie». Sì perché dalla giunta di Enrico Rossi era atteso un bando di co-finanziamento da cui Ctt sperava di rastrellare almeno 3-4 milioni così come era riuscita a ottenerne 15 per l’ultima ondata di nuovi bus. Ma anche a Firenze sembrano attendere l’esito del contenzioso. Risultato: la palude degli investimenti. «Tutta l’azienda vive in un limbo gestionale, perfino i Comuni ci fanno contratti di mese in mese - continua Zavanella - Ma venir attaccati dai sindacati ci sembra ingiusto. La verità è che abbiamo riportato i bilanci in pari e siamo stati gli unici a comprare i bus. Non mi risulta però che si sperticassero di critiche con la vecchia gestione, in cui sono esplosi gli integrativi e azzerati gli investimenti».
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