La protesta
L’emorragia è inarrestabile
In soli due mesi quaranta attività hanno abbassato le saracinesche
PISA. «La luce in fondo al tunnel non si vede, anzi sembra proprio che questo tunnel addirittura sia sempre più lungo».
Con queste parole il direttore di Confesercenti Toscana Nord Marco Sbrana commenta i dati diffusi dalla propria associazione sulle aperture e chiusure delle attività commerciali a Pisa e provincia relativi al quarto bimestre 2016 (luglio e agosto).
Dati ancora una volta negativi che testimoniano come, almeno nei settori del commercio al dettaglio, la ripresa sia ancora lontana. 40 le attività che hanno abbassato per sempre le saracinesche in provincia a fronte di 19 aperture, con un saldo negativo quindi di 21 unità; non va meglio a Pisa città con 12 cessazioni e 6 nuove attività. Se l'abbigliamento continua ormai da molti bimestri il suo trend negativo (anche se a Pisa segna un timido +1), da sottolineare che bar e ristorazione hanno frenato bruscamente con saldi negativi così come l'ambulantato.
«Purtroppo il commercio tradizionale non riesce a risollevarsi - spiega Marco Sbrana -. Una situazione diffusa in tutta Italia, sicuramente, ma che nella nostra provincia ha aspetti ancor più preoccupanti. Ad esempio per bar e ristorazione, attività che per una città come Pisa che vive di turismo e di studenti universitari è fondamentale, il saldo è negativo: meno 12 in provincia e meno 7 in città. Un dato che preoccupa considerando che a livello regionale questi settori hanno registrato una crescita di oltre il 3% (addirittura sopra l'8% se se si considera il quadriennio 2012-2016). Magra consolazione se in provincia nei mesi di luglio e agosto si registra una nuova apertura di una struttura ricettiva a fronte di zero chiusure».
Analizzando i numeri forniti da Confesercenti, a livello provinciale l'unico segno più riguarda appunto il settore alberghiero: negativi tutti gli altri comparti con gli ambulanti che segnano un meno 9. Ferma la situazione a Pisa città, con l'unica esclusione dell'abbigliamento con un timido più uno (2 aperture e una chiusura). Ancora Sbrana: «In luglio abbiamo assistito ad una brusca battuta d'arresto, in particolare dei beni non alimentari nonostante i saldi, con un calo del volume di affari rispetto a luglio 2015 (-0,8%). Difficile pensare che nella parte finale dell'anno possa esserci una ripresa dei consumi. Come si vede dai nostri dati - aggiunge il direttore di Confesercenti Toscana Nord - prosegue la drammatica erosione degli spazi di mercato dei piccoli esercizi di vicinato. In questo scenario sorride solo la grande distribuzione che nei primi sette mesi dell'anno registra una crescita dell'1,3%. Male anche il settore ambulante (anche in questo caso il dato pisano è in controtendenza rispetto a quello nazionale) che a livello provinciale ha il peggior saldo in Toscana. È evidente che anche questo settore non è più considerato una opportunità».
La conclusione di Marco Sbrana: «Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza di imprese. Il turismo, comunque in crescita a Pisa e provincia, sembra non essere il motore della ripresa. Secondo noi è giunto il momento di creare una vera e propria task force con le amministrazioni comunali per capire quale strategie e incentivi mettere in campo. Noi facciamo la nostra parte, ad esempio offrendo finanziamenti agevolati e con commissioni più basse, ma occorre uno sforzo concreto da parte di tutti».
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