Gioco
Il falso incidente diventa un inferno «Così mi ha estorto 25mila euro»
A processo un 22enne accusato di aver ricattato un professionista con la truffa dello specchietto Salvato dall’amico broker: «Lo minacciava, ho indicato io ai carabinieri il luogo dell’ultimo scambio»
PISA. Bum, il tonfo sordo sulla carrozzeria, l’auto vicina che sfila via dal finestrino, supera, accosta e la mano ti fa cenno di fermarti. È un classico del raggiro, perfino banale, scontato, eppure la truffa dello specchietto per un professionista di Cascina, 58 anni, è diventata una spirale di ricatti e paura, un gorgo da cui non sarebbe riuscito ad uscire se questa storia non avesse avuto un piccolo eroe del senso civico oltre che una vittima e un carnefice.
A spingercelo è stato Stefano Nikolic, 22enne romeno residente in città, da ieri a processo per estorsione, accusato di aver ricattato il cascinese ed essersi così fatto consegnare per il falso incidente quasi 25mila euro in poco meno di tre mesi, in un’escalation di richieste di denaro e intimidazioni sempre più pressanti, ed esserci riuscito sfruttando la memoria di un’ombra che la vittima da poco era riuscito a spazzare via dalla sua vita. Comincia tutto a giugno di quest’anno, sulla Fi-Pi-Li. Uscita di Vicarello. Il professionista sta svoltando lentamente, ma sulla sua destra compare una macchina. «Non mi sembrava di averlo toccato - racconta in aula di fronte ai giudici Luca Salutini, Donato D’Auria e Paola Giovannelli - ma mi fece segno di accostare. Appena sceso però mi mostrò la fiancata, l’ammaccatura, i vetri rotti, mi sembrava davvero fosse tutto troppo esagerato, la mia auto in fondo non aveva riportato nessun danno. Ma era pressante, minacciava di chiamare i carabinieri, così ci siamo diretti a un bancomat, ho fatto un prelievo e gli ho consegnato 800 euro. Volevo chiudere subito la vicenda, non volevo problemi». Ma dopo pochi giorni il giovane torna alla carica: «Diceva che a bordo c’era anche la sua compagna incinta e che se nei giorni successivi fossero emerse complicazioni nella gravidanza, o se per lo choc il parto fosse andato male, allora mi avrebbe rovinato. Dovevo pagare, così ci siamo incontrati di nuovo, più volte, sempre all’uscita della Fi-Pi-Li, e gli ho consegnato altri soldi».
Prima 6mila, poi 10mila e un bracciale d’oro, poi ancora 8mila. Nikolic intuisce che c’è qualcosa nel suo ricatto di molto più profondo di una semplice truffa, di avere di fronte una persona spaventata, fragile, di aver azionato una leva piscologica e una slot machine. Le sue pretese diventano imperativi, minacce di denunce. Costringe la sua vittima a prelevare dal conto tutti i risparmi, e a richiedere somme in contanti. Perché quel tasto - una donna incinta, il timore di poterle procurare danni - per il cascinese è una voragine. «Ho avuto una causa in tribunale legata al mio lavoro in cui era coinvolta una donna incinta. Per fortuna è finita bene, ma ne sono uscito molto provato, non ne volevo più sapere», confida ai giudici, «per questo pagavo, speravo che prima o poi si sarebbe fermato». Non l’avrebbe mai fatto probabilmente se non fosse intervenuto Emanuele Esperiani, che è l’eroe di questa storia. Consulente finanziario di Vicopisano e soprattutto amico della vittima. «A un certo punto è venuto da me - racconta ai giudici - Qualche anno mi aveva chiesto di gestirgli qualche risparmio, e ora li rivoleva, subito, in contanti. Mi è sembrato strano. Alla fine mi ha raccontato la storia, e ho capito che era nei guai. Gli ho proposto di andare dai carabinieri, ma lui si è rifiutato, aveva ancora paura. E allora dai carabinieri ci sono andato io. Ho raccontato tutto e indicato loro il luogo in cui sarebbe avvenuto lo scambio con l’estorsore, e così alla fine lo hanno arrestato».
«Grazie per la sua testimonianza - lo congeda il giudice Salutini - E complimenti per come si è comportato».
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