Gioco
«Scusate, dov’è il processo Ragusa?»
Già alta l’attesa per la nuova udienza su Logli. Martedì mattina un’anziana si è presentata in tribunale sbagliando il mese
PISA. Anziana, le gambe fragili, la schiena lievemente ricurva in avanti, si sorreggeva a un deambulatore. È entrata in tribunale, alle guardie ha detto di essere venuta col pullman per seguire un «processo importante», poi si è intrufolata in un ufficio di un cancelliere ed è andata subito al sodo: «Sentite, potete dirmi dove si tiene l’udienza di Logli?». «No guardi, signora, che oggi è il 18 ottobre, il caso Ragusa si discute il 18 novembre, ha sbagliato mese».
Potrebbe sembrare uno scherzo ma è successo davvero, martedì mattina una donna di circa settant’anni è arrivata al Palagiustizia convinta che quello sarebbe stato il giorno dei giorni, che sarebbe arrivata la sentenza delle sentenze sul processo pisano ormai diventato spettacolo, fiction, talk show, ennesima pagina giudiziaria di un noir italiano irrisolto ma con gli ingredienti per offrire già tutto quello che serve per riempire di illusioni, convinzioni e verdetti l’immaginario collettivo.
Quella anziana è l’immagine plastica di una fibrillazione emotiva e mediatica che non si accontenterà di una semplice decisione giudiziaria, ma pretenderà nuovi dettagli, rivelazioni, scandali, ossessioni di una storia destinata a spaccare il Paese, a dividerlo fra colpevolisti e innocentisti, fra chi sta con la difesa e chi con l’accusa, fra chi parteggia per lo sguardo gelido e stranito di Antonio Logli e chi coltiva la memoria di Roberta Ragusa facendone un vessillo contro il femminicidio.
Da una parte il grande accusato di omicidio volontario e distruzione del cadavere della moglie, dall’altra la donna scomparsa nel nulla nella notte fra il 13 e il 14 gennaio 2012, la stessa della Concordia, anche lei sommersa ma mai salvata. Lost, perduta, sparita.
Dopo anni di ricerche e indagini che hanno riempito 12mila pagine di un’inchiesta che non è mai riuscita a scrivere l’ultimo capitolo, gli inquirenti il 18 novembre potranno sperare di riavvolgere il filo di una vita inghiottita e magari trovare un appiglio per scrivere una verità sulla sua fine (morte?, fuga?, qualcuno può esserne certo?). Il legale della difesa Roberto Cavani sosterrà quello che ha sempre sostenuto, l’assoluta estraneità di Logli dal giallo dei gialli arrivato di nuovo a un bivio: il giudice per le udienze preliminare, Elsa Iadaresta, dovrà decidere del proscioglimento o del rinvio a giudizio dell’elettricista della Geste dopo la sentenza della Cassazione che a marzo ha annullato il proscioglimento cestinando e sgretolando il verdetto di un anno prima.
Quella di Roberta è «stata una fine violenta», ha scritto la Suprema Corte. E da lì è stato un eterno rewind, si sono ripercorse le tappe delle ricerche del corpo di Roberta, le trasmissioni televisive hanno ripreso a parlare di boschi e montagne e laghi setacciati da cani molecolari e subacquei, di testimoni veri o presunti, di lui, lei e l’amante, di mitomani, di false piste e piste mai tracciate. Si sono riaccese le luci, perché lo spettacolo deve andare avanti.
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