Il Tirreno

Pisa

Equitalia, il taglio vale 130 milioni

di Emilio Chiorazzo

Il riordino del sistema di riscossione prevede la rottamazione Via sanzioni e interessi di mora dalle cartelle non pagate

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PISA. Si potranno risparmiare circa 130 milioni di euro dai tributi non pagati alla loro scadenza naturale. Questa la stima - ricavata dai dati nazionali - che riguarda il territorio della provincia di Pisa, qualora i contenuti della legge di stabilità, annunciata in questi giorni dal governo, siano attuati alla lettera. E cioè superamento dell’esperienza di Equitalia (sono previsti sei mesi di tempo per archiviare l’agenzia che si occupa della riscossione dei crediti) e rottamazione del meccanismo che ruota intorno a essa: cancellazione degli interessi di mora sulle vecchie cartelle mai riscosse.

I dati numerici parlano di oltre trentamila utenti pisani che hanno chiesto e pattuito la rateizzazione degli importi non pagati, per un rateo complessivo di 244 milioni di euro. Da questo dato si evince che il monte complessivo di cartelle che Equitalia deve incassare è di poco superiore a 400 milioni di euro. Cifra formata per almeno un terzo (130 milioni) da sanzioni e interessi di mora.

Lo sportello in città. Alla filiale pisana di Equitalia lavorano 40 dipendenti. La mole di lavoro - stimata - è dovuta in gran parte alla riscossione dei tributi erariali. Per il 2016 -sempre secondo la stima - i crediti da esigere ammonterebbero a poco più di 750 milioni di euro; quelli realmente incassabili, 400 milioni, cioè la cifra che, per un terzo è formata dagli importi che il governo intende “rottamare”.

Sulla riorganizzazione dell’ente c’è molto malumore. Espresso già prima dell’estate dai dipendenti e dai loro rappresentanti sindacali. E rinnovati adesso che il governo ha annunciato le linee della riorganizzazione del sistema di riscossione. «Siamo i primi a volerla - spiega il sindacalista Graziano Bernabei della Filca Cisl regionale - abbiamo svolto alcuni convegni, in più parte della Toscana nei quali abbiamo avanzato le nostre proposte. Che sono, però, rimaste inascoltate».

Il sentimento diffuso nei dipendenti di Equitalia è di rabbia. «E anche di imbarazzo – prosegue Bernabei – sul contenuto della trasformazione del sistema non posso ancora esprimermi. Dobbiamo capire cosa ci sarà scritto nel decreto. Ma sulle parole usate dal presidente del consiglio per descrivere Equitalia e i suoi lavoratori, esprimo sdegno. Dire che il nostro lavoro è vessatorio legittima il contribuente a insultarci: noi lavoriamo applicando le leggi».

La scelta di Pisa. Efficacia, vicinanza ai cittadini. Sono i pilastri su cui poggia la scelta di uscire da Equitalia, operata da Pisa. E subito dopo dai Comuni di Cascina, Vecchiano e Santa Croce sull’Arno. «È dal 2005 che abbiamo deciso di fare in proprio – spiega l’assessore al bilancio per il Comune di Pisa Andrea Serfogli – Il motivo? Ce ne sono più di uno. Ma basti pensare che i nostri cittadini hanno un solo punto di riferimento, che, nel nostro caso, è la Sepi: fa la fatturazione, provvede all’incasso alla scadenza, si occupa anche del recupero dei crediti. E con percentuali di riuscita maggiori di Equitalia».

Parlano i numeri: Sepi segnala che la percentuale di tributi incassati, nell’anno, va dall’85 al 90 per cento. Con punte che hanno sfiorato il 92%. Per Equitalia parlano le audizioni fatte dal presidente nazionale in Parlamento: si indica la percentuale del 77%.

Disparità di trattamento. C’è il rischio, però, che se quanto annunciato dal governo verrà attuato, così com’è stato previsto, si verifichi una disparità di trattamento tra gli utenti di Equitalia e quelli degli altri gestori della riscossione: la “rottamazione” riguarderà solo i primi. «Una questione difficile da valutare – spiegano dalla Sepi – La si potrà affrontare solo dopo aver letto il testo ufficiale della legge. In qualche modo andrà gestita».

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