Gioco
«Quella ragazza solo un oggetto usa e getta»
Ecco le motivazioni della sentenza sul festino a base di Ghb
PISA. Uno scarto. Un oggetto “usa e getta” da “castigare”. Un'indifferenza che spesso sconfina nel disprezzo verso il genere femminile, obiettivo da conquistare per trasformarlo in trofeo di caccia che diventa esibizione e vanto con gli amici.
È in questo contesto che, secondo il Tribunale, sono cresciuti Edoardo Nieri e Mattia Rizza, i due giovani di 24 e 23 anni di Pontedera condannati il 15 luglio scorso a 8 anni (il pm Aldo Mantovani ne aveva chiesti 9) per violenza sessuale di gruppo aggravata ai danni di una coetanea durante un festino nella villa dei nonni di Rizza a Santa Maria a Monte la notte tra il primo e il due luglio 2014.
Nelle 117 pagine delle motivazioni (giudice estensore Eugenia Mirani, presidente del collegio Pietro Murano, a latere Raffaella Poggi) alla sanzione penale fa riscontro anche l'ambiente in cui per i magistrati è maturato l'episodio sfociato nella condanna e preceduto da una lunga detenzione per i due, prima in carcere e poi ai domiciliari.
Il giudice scrive che «nel corso del dibattimento, è emersa una loro rappresentazione valoriale certamente non commendevole». Giovani, belli, ricchi e alla ricerca ostinata di sesso facile, ottenuto anche con l'inganno come il processo di primo grado ha sentenziato, nonostante la giovane avesse comunque manifestato un'attrazione per uno dei due imputati (il Nieri).
Disprezzo verso la giovane. È il prima e il dopo all'episodio della festa in villa con la Schweppes allungata con il Ghb, la droga dello stupro, per stordire la giovane poi abusata, ad aver convinto i giudici che Rizza e Nieri si sono mossi con la spregiudicatezza di chi considera le donne come merce. Si legge nelle motivazioni: «La condotta tenuta da entrambi gli imputati antecedentemente e successivamente ai fatti contestati ha mostrato il completo disprezzo nutrito dai medesimi verso la persona offesa che hanno considerato né più né meno che un oggetto da usare a proprio piacimento, che hanno persino filmato mentre vomitava incosciente in macchina, per mostrare in chat o sul telefonino come l'avevano ridotta (o meglio castigata)». Il giorno dopo si vantano con gli amici «di aver fatto bere alla stessa un'intera bottiglia di vodka e, tra le tante cose, di aver avuto con lei rapporti senza il preservativo».
Sessualità come strumento di potere. Un'indole censurata dal Tribunale che si trasforma in approccio mentale alla base dei comportamenti raccontati in aula. I due imputati sono «integralmente inseriti a pieno titolo (e nonostante la loro giovane età) in una certa cultura di provincia in cui l'esasperazione dei valori materialistici coinvolge la sessualità, intesa quale strumento di potere e di affermazione individuale da ostentare rigorosamente, anch'essa dimensionata a livello consumistico anche qualora si esprima in condizioni di consapevolezza e volontarietà. In tale contesto culturale, che inevitabilmente genera indifferenza, quando non addirittura disprezzo, rispetto all'occasionale oggetto di conquista, si maturò il delitto».
I messaggi. I messaggi scambiati su WhatsApp, uniti alle analisi sulla presenza di Ghb nelle bevande, hanno inciso nella sentenza di condanna. Vogliono invitare in villa solo la ragazza. Rizza scrive: «Ahah.Te fai il solito. Te la prendi subito». E il Nieri: «Aah ah no no devo testarti prima. Poi se va tutto bene la prendo. Se funziona tutto». «Ben consapevoli, peraltro, che la stessa difficilmente avrebbe acconsentito ad avere rapporti sessuali con entrambi, ed essendo determinati a concretizzare ad ogni costo le proprie intenzioni (“due contro uno”), decidono per tempo di procurarsi la sostanza stupefacente denominata Ghb (“un po' d'acqua da bere”, “I lavori sporchi tutti Eddie”- è Nieri che porta le bevande), nonché alcune bevande per veicolarla facilmente (Schweppes) ed un'altra (vodka) per moltiplicarne gli effetti», riportano le motivazioni. Quando Nieri e Rizza sanno della presenza anche dell'amica - la testimone oculare della violenza - pensano a un imprevisto piacevole. Nieri: «Si piglierà anche lei»; ed il Rizza: «Se proprio dobbiamo…»; ed ancora il Nieri: «Si fa un change nel mezzo»; ed il Rizza conclude: «Il solito». Il 3 luglio il messaggino ha un altro tono. Nieri, con la polizia già all'opera, dirà a tale “Giacomo Luca”: «È successo un casino Jack» e questo: «Sei grandicello ora. Ti assumi le responsabilità… Combina casini».
Analisi certe. Il Tribunale ha creduto alla super perizia che conferma la consulenza commissionata dal pubblico ministero al professor Mario Giusiani e smonta quella presentata dalle difese: nelle bevande c'era il Ghb. Non una quantità elevata ma sufficiente per fare effetto, soprattutto se mescolata a vodka e vino. E la giovane ne bevve parecchia di vodka (gliela versavano direttamente in bocca dicendole di bere Schweppes altrimenti le avrebbe fatto male) e anche un bicchiere di rosso.
Testi attendibili. L'amica che assiste alla scena nelle docce della piscina («ho provato a tirarla via, ma lei sembrava consenziente», «volevano coinvolgere anche me, ma ho rifiutato») e la giovane che poi stramazza al suolo e riprenderà conoscenza solo alle 6 del 2 luglio, sono credibili. Per il Tribunale «le deposizioni testimoniali sono soggettivamente e oggettivamente credibili, dotate di un sufficiente grado di coerenza ed attendibilità interna, oltre che supportate da adeguati riscontri esterni».
«Non ricordo niente». Quando l'amica racconta alla giovane cosa è accaduto a bordo piscina, la ragazza è sconvolta. E le dice: «Che schifo… che schifo… non mi ricordo un cazzo… non mi ricordo niente, nemmeno che ho vomitato. Non mi ricordo niente. Mi sono svegliata, ero a Pontedera io pensavo che ero a Santa Maria a Monte e sono uscita e sono scappata, che schifo. Se mi garbava Edoardo adesso mi fa proprio schifo e Mattia ancora di più. Mi ha sempre fatto schifo… che schifo quello che ho fatto e non mi ricordo niente».
Il passaggio al pronto soccorso e poi il racconto alla polizia dà il via all'inchiesta con i sequestri delle bottigliette lasciate nei contenitori della differenziata nella villa di Santa Maria a Monte. È l'inizio di un calvario per i protagonisti di una storia di provincia in cui l'esuberanza giovanile per il sesso ha avuto “bisogno” dell'inganno di una droga per trovare il proprio sfogo. Dopo la sentenza la giovane condensò in un riflessione il senso della vicenda: «Resta una triste storia per tutti e tre».
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