La protesta
Pisa, ora i debiti sfiorano i tre milioni
Contenzioso tra Battini e Carrara Holding: in ballo un milione e 700mila euro. Gattuso: "Sinceramente l'attuale società ha contribuito a peggiorare la situazione"
PISA. Ammonterebbero a poco meno di 3 milioni i debiti dell’Ac Pisa, ai quali ne vanno aggiunti altri 2,5 per la gestione corrente da qui alla fine della stagione. Questo, a spanne, il bilancio della società emerso dall’incontro di San Rossore. A certificarlo sono stati il presidente della Lega B Andrea Abodi, ma anche Gianluca Chiarioni, il commercialista che ha seguito la vendita del Pisa da Carlo Battini a Fabrizio Lucchesi nell’estate 2015. Vendita che ha lasciato ancora pesanti strascichi sia sulle casse societarie che a livello legale con una controversia proprio tra Battini e Carrara Holding che ha visto la prima udienza al tribunale di Firenze la scorsa settimana. «Al 30 giugno 2016 - ha spiegato Chiarioni - sul bilancio del Pisa pesa ancora un debito di un milione e 700.000 euro nell’ambito della cessione di Battini a Lucchesi. A livello contabile è una voce a zero, visto che il debito è anche un credito, ma evidentemente questa liquidità avrebbero fatto comodo».
Chiarioni ha uno studio di commercialista a Bologna e per conto di Lucchesi ha seguito l’acquisto del Pisa da Battini. «Al momento del nostro ingresso nella valutazione dell’operazione - racconta il commercialista - i debiti del Pisa erano intorno ai 3 milioni e mezzo di euro. Il contratto di compravendita prevedeva che circa la metà di quei debiti (ecco appunto spuntare il milione e 700.000 euro, ndr) spettassero a Carlo Battini. Cifra che ora è al centro di un contenzioso proprio tra Battini e il Pisa».
La situazione attuale della società è stata invece raccontata a grandi linee dallo stesso presidente Abodi. «I debiti sono intorno ai 2 milioni e 700.000 euro, ai quali vanno aggiunte le spese correnti fino alla fine della stagione (altri 2 milioni e mezzo circa, ndr). Il monte stipendi del Pisa, tra tesserati e dipendenti, è di 6 milioni. Basandoci su queste cifre, dovremo valutare attentamente che il compratore sia in grado di sostenere a livello finanziario l’investimento».
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Alle parole di Abodi sono seguite quelle di Gennaro Gattuso che ha fatto chiarezza su un’altra questione che in questi giorni è stata più volte sollevata: quella del budget e del suo sforamento. «Dopo l’incontro di Gallarate - spiega il mister nerazzurro - avevamo fatto un budget che mi ero impegnato a rispettare attraverso l’autofinanziamento (7 milioni di euro da recuperare tra sponsorizzazioni, incassi e contributi federali, ndr). Poi le cose sono cambiate: non c’è stato mercato in uscita, sono mancati incassi e sponsor. Ecco quindi lo sforamento. Sicuramente la società ha contribuito a peggiorare la situazione - ha insistito Gattuso - cambiando le carte in tavola. Da qui la mia decisione di dimettermi a fine luglio».
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