Gioco
Da Santa Croce a Pisa, l’area con più smog
Secondo l’ultima relazione dell’Agenzia regionale per la sanità sforamenti nel 60% delle centraline
PISA. Troppi scarichi, troppe auto, troppo traffico ed emissioni inquinanti. Altro che Arno Valley e terra della cibernetica, altro che terra dell’innovazione. Se c’è una cosa che accomuna la striscia di territorio fra Santa Croce e Pisa è il fantasma dello smog, un gigantesco nuvolone di Pm10 e altre polveri sottili che fa di quest’area la più a rischio di tutta la Toscana, soprattutto per l’impatto che la qualità dell’aria potrebbe avere sulla salute delle persone. Secondo l’ultima relazione sulla salute dei toscani stilata dalla Agenzia regionale per la sanità non ci sono dubbi: il Valdarno pisano e la Piana Lucchese sono le zone più esposte a sforamenti dei limiti imposti dalle leggi alle emissioni di Pm10 e altri contaminanti prodotti dai gas di scarico di auto, riscaldamenti e macchine del ciclo industriale. «Secondo i dati ambientali dell’Arpat - scrivono i tecnici dell’Ars - il trend in diminuzione delle medie annuali di Pm10 osservato fino al 2014 ha visto nel 2015 un’inversione di tendenza registrando un +10%. Il limite normativo di 40 µg/m3 è rispettato in tutte le stazioni, ma i valori medi sono ovunque superiori alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che impongono una soglia inferiore (20 µg/m3)». Ma è soprattutto sul Valdarno pisano e la Piana lucchese che si concentrano le preoccupazioni degli uffici regionali che misurano ogni anno lo stato di salute dei cittadini della regione. E soprattutto per gli sforamenti giornalieri. «Anche i superamenti del limite giornaliero di 50 µg/m3, nel 2015 hanno registrato un aumento rispetto a quanto era avvenuto nell’anno precedente. Il maggior numero di sforamenti è avvenuto nella zona del Valdarno pisano e della Piana lucchese con il 60% delle stazioni che non hanno rispettato il limite normativo». Seguono, per livello di inquinamento, le zone di Prato e Pistoia, dove il tetto alle emissioni non è stato rispettato nel 50% delle stazioni. A pesare, ovviamente, per l’area ci sono gli insediamenti industriali del cuoio e quelli delle cartiere lucchesi, ma certo un campanello d’allarme l’anno scorso era suonato anche per la città, dove si registrarono 14 sforamenti ai Passi, 34 a Borghetto, appena un valore sotto il limite dei 35 sforamenti annui, 40 a Santa Croce. Come va nel 2016? Molto meglio. Finora a Borghetto si sono registrati 8 sforamenti, 4 ai Passi. Ma deve ancora arrivare l’inverno.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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